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World of Horror: una spirale e due persone che hanno a che fare con i denti

La storia di Junji Ito e Paweł Koźmiński, uniti dall'amore per l'horror.

26 Marzo 2024, alle 10:03

Questa storia ha la forma di una spirale e parla di due persone destinate a incontrarsi. Il primo è un odontotecnico giapponese, nato nel 1963 a Nakatsugawa, prefettura di Gifu, appassionato lettore di Kazuo Umezu, il mangaka che ha dato vita a opere come Aula alla Deriva (1972) e Io sono Shingo (1982). L’altro è un dentista polacco, nato nel 1992 a Breslavia, sul fiume Order, anche lui amante dei manga, specialmente quelli scritti e disegnati dall’odontotecnico di prima. Hanno diverse cose in comune, a parte il fatto di pasticciare con i denti delle persone, cosa che già di per sé fa paura: entrambi amano l’horror.

L’odontotecnico si chiama Junji Ito, e se è vero che nel 1984 passa le sue giornate a realizzare protesi dentarie per gente che guadagna molto più di lui, tra pochi anni parteciperà a un concorso per giovani mangaka e conquisterà il mondo con la sua prima opera, Tomie (1986), bellissima non morta narcisista e vendicativa. A dirla tutta, si iscriverà solo perché ha letto sul bando che il vincitore sarà premiato da Kazuo Umezu in persona. La sua delusione è inquantificabile quando scopre di non essersi aggiudicato il primo premio, ma semplicemente la menzione d’onore e di avere diritto solo a un set di cinquanta fogli per manga (Ito, 2024).

Il dentista si chiama Paweł Koźmiński, ma tutti lo conoscono con il suo nickname, Panstasz. Oltre a essere un po’ frustrato dal suo lavoro che è sì remunerativo e prestigioso, ma ben poco creativo, è anche un fan di Junji Ito, del giallo italiano e di H.P. Lovecraft. Ed è un game designer, un disegnatore e uno scrittore di storie horror.

Cos’è che unisce queste due persone, lontane più di ottomilacinquecento chilometri e una trentina di anni abbondanti l’una dall’altra? Due opere: un manga intitolato Uzumaki (1998) e un videogioco, World of Horror (2023).

Questa città è contaminata da spirali

Una ragazza di spalle guarda dall’alto la sua città natale. “Questa è Korozu-Cho, il posto in cui sono cresciuta”. All’orizzonte si staglia un faro, un’insenatura naturale che taglia precisamente una mezzaluna di terra, una serie di tetti bassi e casupole tutte più o meno uguali. A far paura è il cielo, che sembra uscito dalla Notte Stellata di Van Gogh: è inquieto, come il mare, e le nuvole si ammassano disegnando spirali. “Vorrei raccontarvi gli strani eventi che vi hanno preso luogo”.

Le prime due tavole di Uzumaki sono un’istituzione, dicono già molto di quella che sarà la storia: la protagonista, Kirie, è una ragazza delle scuole superiori testimone di una maledizione che si impossessa degli abitanti della città e li rende ossessionati dalla figura della spirale. Come racconta Ito nella sua biografia Dove nasce l’orrore (2024), l’idea gli è venuta pensando a una storia dove le case di una città condividono lo stesso tetto e si sviluppano per una lunghezza smisurata. L’ispirazione arriva anche dai racconti di Lovecraft come Il colore venuto dallo spazio (1928) e L’ombra su Innsmouth (1936). Per mesi Ito studia interpretazioni e misteri legati alla figura della spirale, e ne tira fuori un lavoro disturbante, il suo primo vero manga “lungo”, concepito come una serie di episodi che fanno capo a un’unica narrazione e che in chiusura dipingono un lavoro circolare, dove inizio e fine si inseguono.

In Uzumaki vengono alla luce le caratteristiche che lo renderanno famoso nel mondo: la sua narrazione stramba legata all’orrore cosmico, il suo tratto realistico, la capacità di realizzare splash page che lasciano il lettore scosso. Come Tomie prima, anche Uzumaki diventa un manga di culto, guida una generazione di fumettisti, viene adattato in un videogioco visual novel intitolato Uzumaki: Denshi Kaiki Hen (2000), in uno strategico, Uzumaki: Noroi Simulation (2000) e un film, sempre del 2000. Una ventina d’anni più tardi è l’ispirazione dichiarata di un altro videogioco: World of Horror.

Dal boardgame al videogioco

Una ragazza di spalle, guarda dall’alto la sua città natale. “Qualcosa di strano sta succedendo nel posto in cui viviamo”. L’incipit a questo punto lo conoscete, e anche l’orizzonte è simile: case basse dai tetti tutti uguali, un’insenatura, un faro. A cambiare sono il nome del posto, che è Shiokawa, e il nome dell’autore, che non è Junji Ito ma Panstasz. Il dentista. Ci troviamo davanti alla schermata iniziale di World of Horror.

Koźmiński lo definisce “una lettera d’amore agli horror anni ‘80 e ‘90”, ma si affretta a specificare che le due fonti d’ispirazione maggiori sono proprio Uzumaki e Oggetti trascinati a riva (1997) un altro racconto breve di Ito (Koźmiński, 2023). All’inizio il suo progetto è un gioco da tavolo, ma stampare ogni volta gli elementi necessari per i test è un processo lungo e costoso. E lui di tempo ne ha poco, perché ci passa le notti, quando torna a casa dopo un’infinita giornata lavorativa trascorsa nello studio dentistico. Così decide di cambiare idea e sviluppare invece un videogioco per PC. Impiega sette anni per dargli forma (Politika, 2023).

World of Horror è un one man show: a parte per le musiche, tutto il resto è uscito fuori dalle mani e dalla mente dal suo ideatore. Perfino l’estetica che somiglia tanto a quella di un manga. Per realizzarla Panstasz la disegna interamente con un mouse e MS Paint. Un lavoro infernale, ma che conferisce un carattere unico al suo titolo: ruvido e sporco, come le tavole del suo mangaka preferito. Nel febbraio del 2020 lancia una campagna di accesso anticipato su Steam e raccoglie un enorme successo. Anche se sulla carta il suo videogioco è difficile da spiegare, perché vive di una commistione mai vista prima: una via di mezzo tra un’avventura grafica, un investigativo e un roguelike.

World of Horror è a tutti gli effetti una strana creatura e, visti i suoi natali, non potrebbe essere altrimenti. Un antico dio ha maledetto la città di Shiokawa e sta al giocatore indagare su cinque misteri scelti casualmente tra un pool di avventure per sciogliere la fattura e salvare la sua vita e quella degli altri abitanti. Situazioni, nemici, oggetti e pericoli vengono proposti in maniera random di partita in partita. Ogni iterazione somiglia un po’ alla precedente, ma allo stesso tempo è diversa. Una struttura ricorsiva, che ripropone eppure muta, continuamente, che gira su se stessa. Come una spirale.

World of Horror non è un gioco che funziona sempre alla perfezione. Ha delle meccaniche che a volte non sembrano incastrarsi del tutto; è sbilanciato e dopo qualche partita anche un po’ ripetitivo, perché i casi a disposizione non sono molti e la risoluzione, una volta capito il path da seguire, diventa quasi triviale. Ma ogni tanto ha un guizzo geniale, una soluzione di game design ispirata, o una trovata narrativa che sembra effettivamente uscita dai racconti di Ito, con vette di gore e di surrealismo notevoli. Sarà per merito di questi momenti unici, o forse per la grande fama di cui gode in questi anni l’artista giapponese, con Tomie che è diventata un’icona pop e i suoi racconti raccolti da Netflix nella serie animata Junji Ito Maniac (2023), fatto sta che all’uscita World of Horror è già un titolo di culto.

La fine della spirale, l’inizio della spirale

Alla fine del 2023, World of Horror esce finalmente dall’early access e arriva anche su console PlayStation e Nintendo Switch, dove viene salutato con un piccolo successo. La community su PC nel frattempo è numerosa e molto affezionata e la pagina Steam del gioco conta migliaia di recensioni positive.

Per celebrare l’uscita anche in Giappone, Junji Ito e Panstasz, si incontrano a Tokyo, negli uffici della redazione di Famitsu, la nota rivista di videogiochi. Ne nasce un articolo interessante, che è una lunga doppia intervista incrociata, con i due che si fanno domande a vicenda. Un po’ impacciata, perché chiaramente l’investimento emotivo messo in campo è nettamente sbilanciato da una parte, ma immaginate che momento che deve essere. Per Ito, che ormai è una superstar, probabilmente è solo un incontro di lavoro, magari un po’ lusinghiero, ma non molto di più. È una delle migliaia di interviste che concede ogni anno. Per Koźmiński, però, si tratta dell’occasione che il giovane Junji Ito non ha mai avuto: quella di stringere la mano al suo mito Umezu.

E così, il sogno di uno viene portato a termine dall’altro. Due artisti si scambiano il testimone della staffetta e in qualche modo chiudono un cerchio. O, com’è il caso di dire al termine di questa storia, arrivano all’altro capo della spirale.

 


 

BIBLIOGRAFIA

Ito Junji (2024), Dove nasce l’orrore, Milano, Edizioni BD, 2024

Koźmiński, Paweł (2023), Ito Junji interview featuring the developer of WORLD OF HORROR – Ito talks H.P. Lovecraft, adaptations and future work, Automaton, disponibile qui.

Polityka (2023), Nominacja w kategorii Kultura cyfrowa: Paweł Koźmiński, Polityja. Disponibile qui.

atacore.it

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World of Horror

19 Ottobre 2023

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TheMarkio87
3 mesi fa

Non avevo idea dell’esistenza di questo gioco ma ora DEVO giocarlo.

TheMarkio87
3 mesi fa
In risposta a  Fabio Di Felice

Sicuro me lo gioco! Complimenti per l’approfondimento particolarissimo, molto molto bello

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