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Un gioco ti salverà: Figment e quel piccolo momento di sollievo

Come un videogioco può farci rivedere la luce nei momenti più bui.

29 Febbraio 2024, alle 12:02

Tu sai cos’è il burnout? Il burnout è quando lo stress causato dal lavoro ti consuma. Quanto il tuo pane quotidiano, piuttosto che farti sentire nobilitato, ti fa sentire internamente bruciato. Perdi così la capacità e la voglia di fronteggiare le difficoltà, restando immerso nelle sabbie mobili della tua psiche. Quello che eri normalmente in grado di fare, adesso, appare così difficile da replicare, e tutto sembra senza soluzione. Vorresti fermare un attimo la routine, prendere una boccata d’aria per rifiatare, ma nessuno ti concede un break. E allora vai avanti così, giorno dopo giorno, lasciando dietro di te le ceneri della persona che eri.
So di aver descritto un quadro desolante, ma è così che mi sono sentito. Anzi, è così che mi sento tutt’ora. In uno status di questo tipo, trovare le risorse personali in fondo al pozzo della propria autostima non è una missione facile, e ogni messaggio che arriva dall’esterno può colpire in un modo totalmente inaspettato. Questo è quello che mi è successo con Figment 2: Creed Valley.

Figment è una particolare serie indie che ha riscosso un meritato successo, arrivando a guadagnare l’attenzione di Microsoft e del GamePass con il secondo capitolo e, successivamente, anche con il primo episodio. L’ordine è stato precisamente questo, a testimoniare che la serie ha aumentato di certo la sua fama.
Il gioco racconta le gesta di Rusty, che altro non è che il coraggio insito dentro ognuno di noi. Durante una normale giornata di “lavoro” Rusty impugna la sua spada di legno e affronta tutti gli incubi e le paure che si permettono di intaccare la mente del suo padrone. Accompagnato da Piper, uno strano uccello che rappresenta l’ottimismo. Reinterpretando quindi il cervello in una chiave più onirica e astratta (rispetto al più noto Inside Out marchiato Disney), Figment racconta una storia di salvezza, con avventure a metà tra il musical e il puzzle game.

Per la precisione, parliamo di una serie che, pur non discostandosi ludicamente da un “basilare” puzzle adventure in cui affrontare nemici e trovare i giusti oggetti per sbloccare meccanismi e liberare la strada, mette sul piatto un comparto artistico volutamente contorto, a tratti astratto, in netta contrapposizione con un level design lineare e semplice. Figment pensa quindi a come interpretare la mente e le sue sfaccettature, intervallando la progressione con boss fight in cui la musica incalza e il cattivo di turno cerca di eliminarti intonando le sue emozioni (quasi come in un’opera teatrale). Il tutto condito da un’interpretazione del subconscio degno di Psychonauts, in cui i pensieri assumono le sembianze di bislacchi personaggi o in cui i sentimenti possono perfino modificare l’ambientazione stessa. Il tutto è sempre collegato con l’esterno, ossia a quello che accade al “padrone” di tutto.

Da qui in avanti ci saranno spoiler sui due Figment.

Il primo episodio vede infatti la mente che rappresenta il mondo in cui si muovono i personaggi riattivarsi dopo un incidente che ha causato un coma profondo al padrone, tant’è che lo scontro finale con un incubo avviene tra i rottami di un’auto abbandonata nei meandri del subconscio. È però con il secondo capitolo che Figment fa un salto qualitativo importante, tale da riuscire a risuonare perfino con la mia di mente, in quel momento ai minimi termini.
In Creed Valley il nemico principale è un pagliaccio che Rusty tratta come un qualsiasi altro incubo. In realtà l’assurdo personaggio bicefalo altro non è che lo spirito giocoso del padrone che, restando soffocato a tal punto da mutui, case, lavoro e ogni forma di “responsabilità” moderna, si ribella portando scompiglio nella psiche. Cosa saremmo senza la nostra voglia di ridere? Senza la nostra capacità di scherzare e prendere con leggerezza i problemi della vita? Cenere, appunto.

Non riuscendo ad avere la meglio sul pagliaccio, poiché imbattibile in combattimento diretto, Rusty perde inevitabilmente la speranza. Senza coraggio, però, ci ritroviamo nell’oscurità dei pensieri e delle paure. La scena di Figment 2 che segue parla anche senza dialoghi. Ad attivarsi immediatamente è infatti Piper che, per sua natura, non si perde d’animo.
È proprio in quel momento che la pennuta metafora dell’ottimismo ritrova un ricordo gioioso che, come una lampadina, inizia a illuminare tutta l’area. Luce dopo luce, il calore arriva anche a Rusty, che si trascina fino a reagire.
Quando ho rivisto la scena per scrivere questo articolo, pensavo di ritrovare le stesse sensazioni provate mentre giocavo. In realtà quello è stato un momento che difficilmente rivivrò. Quelle luci, accese in quell’esatto momento in cui mi ritrovavo anche io nella mia personale oscurità, hanno smosso qualcosa che ancora oggi non riesco a inquadrare perfettamente.

Credo che si possa definire come un momento di pura empatia. In un videogioco noi siamo l’eroe, il protagonista che muove tutto, e come numerosi libri di design spiegano durante l’attività ludica noi  entriamo in uno spazio altro con precise regole dimenticando la realtà (vi consiglio di approfondire il concetto di cerchio magico). Quello che i creatori di Figment non potevano prevedere è che durante il momento di sconforto di Rusty anche io mi trovavo nella sua stessa situazione.
Trovare una luce interiore che ci spinga ad andare avanti ancora un po’ è una gran cosa, e spesso può portare agli esiti più inaspettati. Da quel lavoro che mi ha provocato il burnout, non molto tempo dopo, sono andato via. Ho abbracciato una precarietà in favore dell’amor proprio e mi piace pensare che il merito sia anche di Figment 2. Almeno in parte. Del resto non ho particolare timore: com’è solito dire Rusty, infatti, “ci sono sempre cose di cui aver paura, ma aver coraggio vuol dire non permettere che ti fermino”.

E auguro a te che leggi di trovare il gioco perfetto per capire che sei inarrestabile. Esattamente come me. Basta solo un po’ di coraggio e un pizzico di ottimismo.

atacore.it

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Markuz
4 mesi fa

questo sito continua ad essere una sorpresa bellissima. complimenti Gabriele e grazie per la condivisione di questa esperienza.

Luca
4 mesi fa

Interessantissimo questo gioco, e credo che l’esperienza da te provata sia tra i motivi per cui videogiochiamo: superare attivamente la sfida virtuale ci motiva ad affrontare quella reale.

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