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Uccidere dio per uccidere il potere

Ma i videogiochi giapponesi sono davvero antireligiosi?

25 Giugno 2024, alle 12:06

Per cominciare a parlare di uno degli aspetti più ricorrenti nei videogiochi giapponesi, bisogna un attimo sfilarsi i guanti di velluto e pensare bene al modo in cui, in occidente, trattiamo un certo tipo di letteratura sacra. Anche per chi, come chi vi scrive, non è credente, la fabula della bibbia è un intreccio quasi intoccabile, ha un’aura di sacralità che la rende materiale inadattabile se non per poche realtà fortemente provocatorie. Ora prendiamo un bel biglietto aereo diretto verso est, e parliamo di Shin Megami Tensei, per comodità lo facciamo raccontando il quinto e ultimo capitolo, che in questi giorni è tornato sotto i riflettori con l’uscita della sua versione definitiva, Shin Megami Tensei V: Vengeance. Mentre viaggiamo diretti verso il Giappone, ecco per sommi capi la storia di questo videogioco: un ragazzino delle superiori si fonde con un demone semidivino e scopre che Tokyo è stata il campo di battaglia tra le forze del dio cristiano e di Lucifero. Viene inoltre a sapere che, vent’anni prima degli avvenimenti che viviamo in prima persona, Lucifero ha ucciso dio, dando inizio a una guerra di potere per accaparrarsi il trono del creatore. Così, nel corso dell’avventura, il videogiocatore dovrà eliminare una a una tutte le divinità appartenenti a ogni pantheon del mondo: da Zeus a Shiva, da Baal agli arcangeli della tradizione cristiana, con l’occasione di riformare il credo dell’intera umanità scegliendo un approccio monoteista, politeista o profondamente nichilista, di fatto cancellando la fede umana nel mondo. Mica male, e intanto siamo arrivati a Tokyo.

Questa dell’essere umano che uccide dio nei JRPG è una formula che nel tempo è diventata quasi un meme, e che è facile da trovare non solo dentro ai giochi di ruolo, ma nei titoli giapponesi in generale. Solo nell’ultimo periodo me ne vengono in mente tre tra quelli che ho giocato: Final Fantasy XVI, Final Fantasy VII ed Elden Ring. Ma si potrebbe continuare all’infinito spostandosi avanti e indietro nel tempo: Persona 5, Chrono Trigger, Xenogears, Final Fantasy X. Perfino Silent Hill è la storia di una lotta contro un culto e contro dio. Ma da dov’è che arriva tutto questo astio contro il divino? È ancora una volta una grande metafora?

Falsi dei e false speranze

La storia delle religioni in Giappone è costellata da divinità esterne che hanno promesso, attraverso il loro culto, di distruggere la rigida gerarchia sociale giapponese. Per approfondire l’argomento vi invito a guardare un documentario su YouTube che si intitola “Why Do You Always Kill Gods in JRPGs?” (Moon Channel, 2023) che è uno splendido lavoro di ricostruzione storica. In due parole, sin dall’arrivo del buddismo e del taoismo dalla Cina, figure divine provenienti da dogmi esterni hanno provato a mettere i bastoni tra le ruote al potere. Nel taoismo la scalata al divino può partire letteralmente dall’ultimo gradino sociale: esistono esempi di contadini divenuti divinità, come Shen Nong (Daniel, 2015), o eccezionali guerrieri venerati come dèi della guerra, come Guan Yu, che si diceva fosse capace di tener testa a 10.000 uomini (Haiyun, 2020). La natura divina poteva quindi arrivare per nascita (come quella dell’imperatore giapponese, che veniva definito sovrano celeste) o per merito. Anche il cristianesimo, sbarcato sulle coste del Giappone grazie ai missionari portoghesi nel 1529, proponeva una visione simile, che esaltava l’umiltà degli ultimi promettendo loro un posto privilegiato nel regno dei cieli, e condannando la ricchezza dei Daimyō e della nobiltà giapponese. Questi tentativi di rovesciamento dello status quo erano insostenibili per chi era al potere, tanto che nel corso dei secoli si è affogata nel sangue qualsiasi protesta o tentativo di conversione, con Toyotomi Hideyoshi prima, e Tokugawa Hidetada poi (Britannica, 1998). Le cose cambiarono profondamente dopo la seconda guerra mondiale: la natura divina dell’imperatore fu cancellata dalla nuova costituzione scritta dagli americani. Improvvisamente il nuovo dio era il capitalismo, il denaro, il boom economico. Anche quello un’illusione, e i giapponesi se ne sarebbero accorti tra gli anni ‘80 e ‘90, quando l’esplosione della bolla economica, il devastante terremoto di Kobe, e lo sfilacciarsi della grande narrativa avrebbero portato a tutta una serie di storture societarie e identitarie così profonde da far sprofondare, ancora una volta, il popolo giapponese in una lunga crisi. Ma se negli anni del boom esisteva davvero qualcosa che era vicino al potere intoccabile di un dio, quelle erano le keiretsu, i grandi gruppi aziendali che controllavano il mercato (Klim, 2021). Questi conglomerati alimentavano una bugia sociale che teneva i giapponesi in trappola, un crudele gioco che esasperava uno dei principali aspetti della loro esistenza: il conformismo. Il nuovo dio era uguale al vecchio dio. Il potere aveva cambiato forma ma non sostanza.

Il dio alieno

Da questa base di partenza si possono trarre diversi spunti per cercare di capire come e perché i giapponesi raccontano la loro ribellione allo status quo e al potere con la metafora divina. A partire da un videogioco che abbiamo già nominato, e cioè Final Fantasy VII. Famoso in occidente per la sua allegoria ecologista, per i giapponesi assume un ulteriore significato nella figura della Shinra. Esiste per caso una keiretsu più potente? Un’azienda che ha le mani in pasta in decine di settori: la musica, le automobili, il reparto militare, l’energia e l’intrattenimento. Nel mondo di Final Fantasy VII tutto passa sotto le mani della Shinra. Anche dio.

Jenova stessa assume un significato interessante, rileggendola alla luce della storia religiosa del Giappone: un essere divino esterno, che cerca di intrufolarsi in una società con le sue tradizioni e finisce per distruggerne lo status quo, almeno fino al momento in cui i potenti non se ne appropriano per i loro scopi, come Oda Nobunaga con il cristianesimo (Britannica, 1998). Jenova è lo straniero; è Francesco Saverio, il primo missionario che sbarca in Giappone per portare il verbo del cristianesimo, Non a caso il nome Jenova ricorda quello di Geova, uno dei sette nomi del dio ebraico. Anche le divinità aliene che invadono l’Interregno di Elden Ring rispondono perfettamente alla stessa metafora. E così Lavos, l’alieno divino di Chrono Trigger.

Il dio del potere

Un’altra interpretazione è quella che attacca direttamente la macchina capitalista alla base della gabbia sociale giapponese. In questo senso Persona 5 è l’esempio migliore di un videogioco in grado di smontare tutti i meccanismi e tutti i luoghi in cui il potere perpetua i suoi scopi: la scuola, il lavoro, le banche e la politica.

Si è già raccontato in passato il modo stretto in cui la quotidianità giapponese si muove all’interno di un percorso molto chiuso (ne ho parlato qui su atacore.it in Di Felice, 2024), con un sistema scolastico severo e dai ritmi sostenuti, e poi un rigido mondo lavorativo che ti impone di seguire gerarchiche ben radicate nelle scale di potere da secoli. Un quadro dove si inserisce anche la cultura dell’overworking, che porta molti impiegati a morire per koroshi, lo stress da troppo lavoro. Si stima che in Giappone circa 10.000 persone muoiono ogni anno per complicazioni dovute al koroshi (Hunt, 2021). È il risultato di un sistema in cui le esigenze del singolo fanno fatica a emergere in nome del bene collettivo che alimenta il capitalismo.

L’ultimo nemico che si affronta nella versione vanilla di Persona 5 si chiama Yaldabaoth, ed è un dio minore del cristianesimo gnostico: il dio del controllo, della creazione dei beni materiali. Persona 5 è proprio un atto di accusa a una società che ha dimenticato l’importanza di ribellarsi a una macchina che ormai non si può più fermare.

Il dio dell’egoismo

Una possibile terza interpretazione riguarda la natura monoteista della religione cristiana. L’idea che un unico individuo possa aspirare ad accumulare dentro di sé un potere tale da poter spiccare sugli altri è difficilmente accettabile in un paese la cui religione principale, lo shintoismo, è politeista. E soprattutto in cui la collettività è più importante delle esigenze del singolo. Deru kui wa utareru, il chiodo che sporge sarà martellato. Il dio che vuole per sé tutto il potere e che vuole avere possibilità di decidere sul destino della collettività è un dio meschino ed egoista, avulso allo spirito nipponico.

Questo renderebbe i JRPG non antireligiosi, ma antimonoteisti. Una caratteristica comune del genere a favore di questa tesi è il fatto che ogni JRPG si focalizza sulla creazione di un gruppo, di una squadra di individui che sinergizza i propri talenti per tirare fuori un team di specialisti (ognuno con un job, un mestiere) in grado di sopraffare il singolo. La collettività che emerge sul potere dell’individuo (Wen, 2021).

In queste battaglie è quindi nascosta una forza eversiva di ribellione al potere, ma anche un interessante senso di identità che esalta la forza comune di un popolo. È allo stesso tempo un atto di affermazione e di accusa a una collettività che ha spesso cercato la salvezza in una forza proveniente dall’esterno. Una guida illuminata, un leader, un dio, che sia l’imperatore, il denaro, o la macchina del consumismo poco importa. Gli artisti giapponesi continuano a combatterlo e noi con loro.

BIBLIOGRAFIA 

Britannica (1998), Kirishitan, Britannica. Disponibile qui.

Daniel, Christine (2015), The Legend of the Divine Farmer, Public Domain Review. Disponibile qui.

Di Felice, Fabio (2024), Il chiodo che sporge sarà martellato: uno sguardo al conformismo giapponese attraverso i videogiochi, atacore.it. Disponibile qui.

Hunt, Elle (2021), Japan’s karoshi culture was a warning. We didn’t listen, Wired. Disponibile qui.

Haiyun, Hu (2020), How Guan Yu Became China’s God of War, Wealth, and Everything Else, Sixth Tone. Disponibile qui.

Klim, Sarah (2021), A Historical Perspective on the Japanese Keiretsu, Boston University School of Law. Disponibile qui.

Moon Channel (2023), Why Do You Always Kill Gods in JRPGs?, YouTube. Disponibile qui.

Wen, Alan (2021), Attack and Dethrone God: exploring a classic JRPG trope, thesixthaxis. Disponibile qui.

atacore.it

Parliamo di

Videogioco

Xenogears

22 Febbraio 2011
Videogioco

Elden Ring

25 Febbraio 2022
Videogioco

Persona 5

04 Aprile 2017
Videogioco

Final Fantasy VI

05 Dicembre 2011

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