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Super Mario Bros. Wonder è bizzarro, innovativo e un po’ traditore

Mario accoglie un nuovo, incredibile paradigma nelle sue avventure a scorrimento laterale, ma non senza sacrificare qualcosa.

25 Febbraio 2024, alle 01:02

Si vede subito che Super Mario Bros. Wonder è un Mario del tutto nuovo. Salta all’occhio, verrebbe da dire, perché ne è prima evidenza un’estetica davvero fresca e intraprendente, che grazie all’espediente del cambio di ambientazione, dal classico Regno dei Funghi all’inedito Regno dei Fiori, porta in scena un immaginario mai visto prima. A creature già note agli affezionati, come i goomba e le piante piranha, se ne aggiungono di nuove, tra bisonti sempre alla carica, ippopotami stralunati e chi più ne ha più ne metta, per un risultato del tutto coerente: come da tradizione, il lavoro di addizione è perfetto, perché nella volontà di espandere e arricchire comunque c’è quel senso della misura che fa rimanere nei confini “marieschi”.

E come va in scena, il nostro Mario, accompagnato anche in questa avventura dai suoi compagni, perché ormai il multigiocatore è parte integrante dell’esperienza della serie bidimensionale: ci sono, insieme a lui, Luigi, Peach, Daisy, Toad e Yoshi di diversi colori e l’aggiunta più recente, Ruboniglio. È con movenze anch’esse del tutto nuove che dominano il palco rappresentato dai livelli 2D, grazie ad animazioni che non si limitano a definire i movimenti, ma arricchiscono di senso l’azione.
Non c’è solo il semplice aggiornamento tecnologico portato in dote dal passaggio da una console all’altra (perché Wonder, va ricordato, è il primo Mario bidimensionale inedito su Nintendo Switch), ma molto di più: nel modo in cui Mario si proietta in avanti quando corre, nei salti, mai così plastici, nella fatica con la quale il nuovo pachidermico power up si infila nei tubi, nella maniera in cui viene caratterizzato ogni singolo movimento, insomma, viene descritta un’azione platform reattiva, avventurosa, tangibile, significativa.

In Super Mario Wonder c’è molto di più che il semplice aggiornamento tecnologico

Persino un elemento che potrebbe sembrare secondario, ovvero la deliziosa finitura opaca degli scenari e dei personaggi, ha un grande impatto ed è ulteriore elemento di novità. Rispetto alla serie New Super Mario Bros. ogni singolo elemento visivo è dotato di maggior profondità, perché su di essi la luce agisce in maniera avvolgente, creando una plasticità che si sposano alla perfezione con la ludica platform. Tutto è più chiaro, più sostanzioso, e quindi più giocoso.
Ora, la cosa meravigliosa è che tutte queste novità nell’estetica e nell’immaginario, così evidenti e impattanti, portatrici di una freschezza assoluta, rappresentano solo una parte della straordinaria carica innovativa di Super Mario Bros. Wonder: quella di minor rilevanza, addirittura. Dove davvero il gioco segna un cambiamento per certi versi sorprendente rispetto ai predecessori è infatti nella ludica, nel modo in cui reinterpreta la tradizione della serie, per certi versi quasi tradendola.

Super Mario Bros. Wonder non si chiama così per caso, ovviamente. La “meraviglia” che sta nel titolo è quella che si prova quando in ognuno dei tanti livelli sparsi attraverso i variopinti mondi di gioco si ottiene un certo power up, il Fiore Meraviglia appunto, e tutto improvvisamente muta secondo un indice di stramberia che va dal bizzarro al folle al lisergico.

I primi livelli servono, in tal senso, per settare il tono, per fare capire immediatamente al giocatore quale sia l’essenza del gioco. Ecco quindi un concerto di Piante Piranha, che sbucano dai tubi gorgheggiando, uno spettacolare fenomeno di stelle cadenti, cariche di bisonti imbizzarriti; da lì in poi, chi più ne ha più ne metta, perché anche se non sempre le strambe trovate sono particolarmente intriganti la maggior parte sono deliziose, con alcuni passaggi semplicemente clamorosi, tra ribaltamenti di prospettive, di forme (soprattutto quella di Mario, mai così mutevole, e non sto parlando dei power up), di situazioni.
Si è così contenti di essere in mezzo a quella rutilante e giocosa follia, di godere di un’estasi sensoriale e ludica, pur capendoci quasi niente, perché poi davvero poco ha senso nel modo in cui tutto diventa meraviglia. È infatti bellissimo che, nonostante a volte sia possibile intuire quale sia l’elemento dal quale proromperà la bizzarrìa (ma praticamente mai in che modo), nella stragrande maggioranza dei casi non si sappia davvero cosa aspettarsi. Si è così contenti, ma qualcosa non torna.

Il gioco sacrifica una vittima illustre: la qualità del level design

Non occorre infatti molto per accorgersi che sull’altare dello strambo e dell’inaspettato Super Mario Bros. Wonder sacrifica una vittima illustre: la qualità del level design. Ci si aspetterebbe, dopo i primi livelli, che la logica dietro il posizionamento di piattaforme e nemici si facesse sempre più arguta, incalzante, che le capacità del giocatore di correre e saltare al millimetro venissero sfruttate in maniera adeguata: così non è. La costruzione dei livelli è sempre soddisfacente, intendiamoci, ma spesso si ha la sensazione che questi siano più da attraversare, fino al Fiore Meraviglia e alla relativa esplosione di bizzarrìa, che da giocare, godendo di quell’artigianale profondità tipica del level design mariesco.
Si potrebbe pensare che questa impostazione si limiti a influenzare solo il livello di sfida, ma ha ripercussioni ben più profonde. È chiaro che ne deriva una difficoltà che per l’interezza del gioco è tarata verso il basso, eccezion fatta per alcuni specifici stage, ma il principale cambiamento sta nel ritmo, nella precisione, nella reattività del gameplay platformico. Nel momento in cui il level design non è la chiave di volta dell’impianto di gioco, perché quella sta nel momento in cui all’interno di ogni livello tutto cambia e si stravolge, cambia il respiro dell’esperienza del giocatore. È un respiro vivace, brioso, euforico, ma comunque non più quello modulato e ritmato del platform.

È questa la strada da percorrere? Sta in questa rivoluzione, che quasi tradisce la tradizione del genere, il futuro del Mario bidimensionale? La risposta, probabilmente, è affermativa. Certo, con alcune adeguate correzioni, perché per esempio quando si arriva al momento meraviglia quasi si avverte un piccolo scalino, una cucitura non perfetta, e allora perché non inserirlo in maniera più organica nei livelli, magari slegato dall’ottenimento del power up. E perché non costruire un level design attorno ad esso, e non in funzione di esso. Ma, al netto di queste considerazioni, è un Mario più avventuroso, dinamico, esuberante, quello che vogliamo vedere, anche nelle due dimensioni. D’altronde è esattamente quello che è successo attraverso molteplici evoluzioni nelle tre dimensioni, e sappiamo tutti com’è andata: magnificamente.

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Super Mario Bros. Wonder

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Markuz
4 mesi fa

non credevo che nintendo avrebbe mai cambiato in modo così aggressivo una delle sue serie più importanti 😆 non è da lei

comunque non l’ho ancora giocato ma ho letto da qualche parte che in pratica si finisce da solo, un po’ mi preoccupa.

Redazione
4 mesi fa
In risposta a  Markuz

Forse il livello di difficoltà è un po’ più basso della media dei Mario 2D, ma non è comunque semplicissimo. Magari solo i primi due mondi vanno via un po’ da soli.

Se vuoi la sfida vera comunque c’è il mondo speciale, come da tradizione della serie, con un ultimissimo livello in cui hanno pure un po’ esagerato.

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