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La storia giapponese in Rise of the Ronin

L'esclusiva PS5 racconta del Periodo Bakumatsu, un momento di forti contrasti tra il vecchio e il nuovo, tra l'interno e l'esterno.

29 Marzo 2024, alle 10:03

Silenziosi e favoriti dalle ombre, due guerrieri esperti nell’arte della spada si avvicinano a una nave scura. È parte di un gruppo più vasto, non troppo numeroso: quattro vascelli chiamati dai giapponesi 黒船, “kurofune”, traducibile letteralmente in italiano con l’espressione “navi nere”. Mosse da un vapore scuro che sporca l’aria pulita di mare, sono una vista temibile per un popolo divenuto, nel corso dei secoli, sempre meno avvezzo ai contatti con l’esterno.

La scena che descrivo è tratta dalle battute iniziali di Rise of the Ronin, esclusiva PlayStation 5 che getta i giocatori in un periodo storico finora poco trattato nel mondo videoludico: il Periodo Bakumatsu. Si tratta degli anni che vanno dal 1853 al 1867, momento di forti cambiamenti nell’arcipelago giapponese, con contrasti spesso drammatici tra il vecchio, simboleggiato dallo shogunato Tokugawa, e il nuovo, rappresentato perfettamente dalle navi nere del commodoro statunitense Matthew C. Perry. È lui l’obiettivo della missione delle due Lame Gemelle, guerrieri incaricati di infiltrarsi sulla nave, assassinare il commodoro e rubargli un misterioso messaggio.

È storicamente errato pensare che le navi di Perry siano state la prima mossa dell’Occidente verso il Giappone. Tra il XV e il XVI secolo, missionari e mercanti portoghesi, olandesi e spagnoli si recavano regolarmente nell’arcipelago per portare avanti i loro interessi, in maniera talvolta fin troppo aggressiva. Fu per questo che nel 1639 gli stranieri vennero espulsi in massa, e furono imposte pesanti restrizioni al transito di navi provenienti da altri Paesi. Salvo alcuni sporadici tentativi di contatto, questa situazione si protrasse per quasi due secoli e mezzo, fino a quando gli Stati Uniti d’America iniziarono a ragionare sull’opportunità di avere un porto sicuro tra la costa ovest del Paese e le sponde cinesi, luogo promettente per i loro traffici commerciali.

Fu così che Matthew C. Perry e le sue quattro navi nere presero il mare e approdarono nella baia di Tōkyō, allora nota con il nome di Edo. Perry portava con sé una lettera da parte del Presidente degli Stati Uniti; destinatario era l’Imperatore del Giappone. Era la dimostrazione tangibile delle scarse conoscenze detenute dagli statunitensi circa il reale funzionamento della politica nipponica: da sempre l’imperatore era poco più che un figurante, un simbolo utile per riunire le masse con il pretesto della sua presunta natura divina, ma del tutto oscurato dal potere dello shogunato Tokugawa, ormai vigente da duecentocinquant’anni.

Perry non portava soltanto una lettera: come doni per l’imperatore aveva con sé il modellino di una locomotiva a vapore, un telegrafo, un telescopio e una gran varietà di vini e liquori provenienti dalle migliori cantine dell’Occidente. I minacciosi cannoni delle quattro navi erano ingentiliti da regali che portarono le autorità nipponiche a interrogarsi sui progressi scientifici avvenuti all’esterno del loro Paese. Era il luglio del 1853. Perry tornò all’inizio della primavera del 1854, dopo mesi di discussioni tra le varie fazioni di signori feudali. Con il Trattato di Kanagawa del 31 marzo 1854 venne sancita l’apertura dei porti di Shimoda e Hakodate alle navi statunitensi, oltre alla costituzione di un consolato USA in Giappone.

In Rise of the Ronin, la missione delle due Lame Gemelle fallisce. Ritroviamo uno dei due guerrieri qualche anno più tardi a Yokohama. È il 1858, e con l’arrivo costante di navi da vari Paesi stranieri giungono anche nuove suggestioni culturali, politiche, legislative, tecnologiche. È in questo momento che Rise of the Ronin inizia a proporre una lista infinita di personalità, di samurai e di ronin senza padrone, ciascuno destinato a giocare un ruolo nel vivo del Periodo Bamukatsu, tra lealisti allo shogunato Tokugawa e progressisti che desiderano rovesciare il potere costituito e rivedere del tutto l’organizzazione politica del Giappone.

Le epidemie di colera che si diffusero dai porti nelle città uccisero centinaia di migliaia di persone in pochi anni. A ciò si aggiunse l’instabilità del sistema monetario Tokugawa, messo a durissima prova dal massiccio acquisto di oro da parte degli stranieri: a causa di questo fenomeno, le autorità furono costrette a svalutare la moneta, e gli equilibri di scambio tra oro e argento vigenti in Giappone vennero completamente distrutti.

Tra gli oppositori allo shogunato Tokugawa che troviamo in Rise of the Ronin vi è Sakamoto Ryōma, samurai di basso profilo, sostenitore di una restaurazione del potere della corte imperiale, di una svolta democratica del Giappone, dell’abolizione del feudalesimo e di una modernizzazione moderata del Paese. Le prime camera fotografiche dagherrotipiche giunsero (con un interessantissimo viaggio e vari passaggi di mano in mano) sul suolo giapponese nel 1846. È per questo che esiste un ritratto fotografico di Sakamoto: è in posa di tre quarti e guarda un punto lontano, con le labbra strette e piegate all’ingiù.

Il protagonista di Rise of the Ronin lavora proprio per il gruppo di oppositori guidato da Sakamoto, ma un incontro inaspettato porta un cambio di rotta per lui e per tutta l’organizzazione. Incaricato di assassinare Katsu Kaishū, sostenitore di spicco dello shogunato Tokugawa, la Lama viene affascinata dalle idee modernizzatrici di Katsu. Quel piano mortale è stato davvero messo in moto: Katsu riuscì a persuadere Sakamoto della necessità di adottare un piano a lungo termine per sostenere lo sviluppo dell’industria bellica giapponese e poter così fronteggiare le potenze occidentali che minacciavano l’autonomia del Paese. Era il 1862, e da allora Sakamoto divenne un fedelissimo di Katsu Kaishū e della sua visione.

Le abilità diplomatiche di Katsu lo resero essenziale negli eventi che portarono all’esplosione del conflitto tra i lealisti Tokugawa le forze anti-shogunato. L’assassinio di Sakamoto è il punto di non ritorno per la degenerazione del conflitto, e lo è anche in Rise of the Ronin: poco dopo, prendono avvio i drammatici anni della guerra civile Boshin, che tra il gennaio del 1868 e il maggio 1869 portò a circa 3.500 vittime. Il casus belli era stato fornito dall’abolizione dello shogunato, deliberata formalmente dall’imperatore alla fine del 1867, in seguito alla decisione di un nutrito gruppo di daimyō. Katsu rimase leale ai Tokugawa perfino in questa fase, ma nell’aprile del 1868 fu costretto a negoziare la resa del castello di Edo alle forze di Saigō Takamori, samurai di grande spicco, uno dei “tre grandi nobili” considerati padri fondatori dello Stato giapponese moderno.

Ogni imperatore giapponese ha un 帝号, “teigō”, letteralmente traducibile come “nome dell’imperatore”. Tipicamente si tratta del nome associato all’epoca del suo impero, scelto prima che egli ascenda al potere. Il 1° aprile 2019, un mese prima dell’abdicazione dell’imperatore Akihito, è stato svelato al mondo il nome dell’era di regno di suo figlio Naruhito: 令和, “reiwa”, ossia “magnifica armonia”. La scelta dei sapienti si è talvolta rivelata infelice a posteriori: il nonno dell’attuale imperatore, Hirohito, regnante nel periodo atroce della Seconda Guerra Mondiale, ha come teigō 昭和, “shōwa”, da tradursi come “pace illuminata”.

L’imperatore Mutsuhito salì al trono all’inizio del 1867 e divenne protagonista dell’epoca nota come Restaurazione Meiji, dal suo nome postumo 明治, “meiji”, ossia “governo illuminato”. Aveva soltanto quindici anni. Seguì un intenso periodo di rinnovamento politico, tecnologico, sociale, culturale. Di converso, l’imperatore fu pietra angolare silenziosa per la costruzione di quel nazionalismo che divenne responsabile di una robusta svolta politica a destra agli inizi del ’90, dell’alleanza con l’Italia fascista e la Germania nazista, e della morte di centinaia di migliaia di giapponesi nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia: Rise of the Ronin si ferma nel 1867, dopo aver percorso nella sua interezza il complicatissimo Periodo Bakumatsu, e dopo averci consegnato in versione videoludica un pezzo cruciale del percorso storico che ha portato l’arcipelago giapponese nella contemporaneità.

atacore.it

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22 Marzo 2024

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EdoMihiMeco
3 mesi fa

Un fantastico lavoro di approfondimento per un periodo assai affascinante! Qualche lettura consigliata per andare ancor più nel dettaglio?

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