• Homepage

    Torna alla pagina iniziale

  • Focus

    Gli approfondimenti, le recensioni, le prove.

  • Flash

    Le notizie e gli aggiornamenti più veloci.

  • Videogiochi

    Il cuore del database.

  • Newsletter

    I nostri appuntamenti settimanali e mensili.

Uscite imminenti

I prossimi titoli in uscita.

Flintlock: The Siege of Dawn

18 Luglio 2024

Schim

18 Luglio 2024
Carica altro
Seguiti
Lista di lettura
espandi
chiudi

I contenuti dei videogiochi che segui appariranno qui. Per usare questa funzione è necessario avere un account.

I contenuti che hai salvato appariranno qui. Per usare questa funzione è necessario avere un account.

Entra
Registrati
Focus calcolo...

In Starfield manca qualcosa che nessun aggiornamento potrà mai aggiungere

Per certi versi Starfield rappresenta il meglio del gioco di ruolo secondo Bethesda, ma il modo in cui banalizza l'esplorazione ne limita irrimediabilmente le ambizioni.

15 Maggio 2024, alle 15:05

La pubblicazione della patch odierna rappresenta una importante tappa del lungo percorso che Bethesda ha tracciato per Starfield. Dall’uscita del gioco, il 6 settembre del 2023, sono stati rilasciati vari aggiornamenti, che ne hanno sistemato alcune problematiche, ma almeno stando alla comunicazione del team di sviluppo è da qui che si parte verso una sorta di nuovo Starfield. L’orizzonte di riferimento è quello del prossimo autunno, periodo nel corso del quale dovrebbe essere pubblicata la prima espansione del gioco, Shattered Space: sarà lì che con ogni probabilità arriverà il maggior numero di introduzioni, che l’avventura spaziale prenderà una forma abbastanza definitiva, comprensiva di quanto pensato dagli sviluppatori così come di quanto gli appassionati hanno chiesto.

È un modello consolidato, ormai, quello per il quale certe produzioni, specialmente quelle di grande portata, si arricchiscono nel corso del tempo di funzionalità e contenuti che tanto, tanto avrebbe fatto piacere avere al lancio. Persino titoli il cui sviluppo viene ritenuto virtuoso dai più non ne sono esenti: a me, personalmente, non è piaciuto il modo in cui Larian Studios abbia gestito il post lancio di Baldur’s Gate 3, pubblicato con un terzo atto quasi disastroso, afflitto com’era da problematiche tecniche e bug che interessavano numerose missioni principali e secondarie, e culminante in finali dallo scarso impatto emotivo. Nel corso dei mesi i problemi sono stati sistemati e sono stati introdotti nuovi finali, ma dopo che moltissimi probabilmente avevano già dedicato il loro meglio al gioco.

Certo, ci sono le nuove partite, i salvataggi dai quali magari provare nuove soluzioni, ma è la prima esperienza con un’opera che è quella più impattante, quella che dovrebbe essere ideale (non diciamo perfetta) e compiuta. L’idea di tornare su un gioco dopo mesi per vedere cosa c’è di nuovo e cosa è stato sistemato, per quanto sdoganata, è secondo me piuttosto innaturale. Starfield è stato pensato per essere giocato a lungo, l’ha detto il suo director, Todd Howard, e allora è per certi versi coerente che si aggiusti, si sistemi, si arricchisca. Il problema, però, è che al netto di tutte le possibili innovazioni apportabili probabilmente non c’è nulla che possa essere fatto affinché diventi un gioco significativamente migliore.

Farà comodo senz’altro avere finalmente a disposizione le mappe delle città. Dopo decine e decine di ore passate tra Nuova Atlantide, Akila e Neon sicuramente i più sapranno muoversi a memoria tra i loro anfratti (oddio, magari a Neon no), ma si tratta di una novità che è del tutto gradita (e che proprio non ci si spiega come abbia impiegato otto mesi ad arrivare). Sfiziose, poi, sono la possibilità di modificare gli interni della propria astronave e la nuova telecamera nei dialoghi, che non esce dalla terza persona quando si inizia a parlare con qualcuno. Probabilmente su console l’introduzione più gradita è quella dei 60 frame al secondo: sacrificando la qualità dell’immagine sarà finalmente possibile godere di una maggiore fluidità, con buona pace di chi, in maniera piuttosto bizzarra, riteneva fosse tecnicamente irraggiungibile.

Sicuramente buone introduzioni, che si vanno ad aggiungere a quanto era già stato sistemato (su tutto l’interfaccia della mappa stellare, ora dotata di punti di interesse) e alla quale dovrebbero far seguito altre, importanti, come la possibilità di esplorare i pianeti a bordo di un mezzo terrestre. Con ogni probabilità, poi, l’espansione delle possibilità a disposizione dei modder arricchirà ulteriormente il gioco attraverso nuovi contenuti e migliorie, ma realisticamente non ci si può aspettare che accada con Starfield quanto accaduto con The Elder Scrolls V: Skyrim, che ancora oggi, a quasi quindici anni di distanza dalla sua pubblicazione, continua a farsi più ricco e più bello: ma si tratta di un gioco che per innumerevoli versi, compreso il modding, rappresenta un caso più unico che raro. 

Soprattutto, poi, Skyrim è un gioco meraviglioso già nella sua versione base. Cosa che Starfield, e veniamo direttamente al punto, semplicemente non è e non sarà mai, perché afflitto da innegabili problematiche strutturali. Da qui in poi ci saranno dei riferimenti a Skyrim, ma anche a Fallout: generalmente è piuttosto inelegante, se non del tutto concettualmente sbagliato, giudicare una produzione utilizzandone altre come comparazione; e generalmente la qualità di un’opera è un valore assoluto, che le appartiene a prescindere. Però Starfield è un gioco di ruolo Bethesda in tutto e per tutto, perché ne porta il marchio in molteplici componenti; è solo che a differenza dei già citati è privo di quel collante che le tiene insieme, ovvero l’esplorazione.

Quando Todd Howard dice che con Starfield puntavano a realizzare un’esperienza diversa, soprattutto per quanto riguarda l’esplorazione, sicuramente non dice una bugia. È immediatamente riscontrabile: al posto di avere un mondo unico composto da innumerevoli punti di interesse c’è una moltitudine stordente di pianeti (1700! 120 sistemi solari!), e solo su una manciata di essi esistono reali punti di interesse (città, strutture uniche e riconoscibili e simili). Ciò vuol dire che per la stragrande maggioranza la galassia è composta da pianeti che sono quasi del tutto vuoti, se non per occasionali ambienti generati casualmente, e che i luoghi nei quali procedono la storia principale e le missioni secondarie, si incontrano personaggi più o meno memorabili, e in cui avviene il grosso dell’azione ruolistica, insomma, corrispondono a una frazione numericamente ridicola.

C’è una cosa che mi ha colpito particolarmente, delle mie cento ore passate in compagnia di Starfield: non c’è una singola missione secondaria (e credo di averle completate nella quasi totalità) che abbia scoperto da solo. Certo, all’interno delle città parlando con vari personaggi si ricevono incarichi: se ne viene subissati, perché basta passare loro accanto affinché un incarico venga aggiunto al diario. Va benissimo, ha senso che sentendo parlare di qualcosa ci si incuriosisca e ha senso che il giocatore non sia costretto a scoprire che un certo personaggio abbia in serbo un certo incarico interagendo con chiunque.

Ma non c’è stata una volta nella quale, esplorando un pianeta sul quale ero giunto per una qualunque ragione, abbia scoperto una nuova storia andando un po’ in giro. Semplicemente, non è previsto che ciò accada: tutta la progressione delle missioni è regolata da una linearità assoluta, per la quale si riceve un incarico perché si è parlato con un personaggio o si è ricevuto un segnale o un qualunque altro espediente, si va sul luogo designato, lo si completa. In mezzo non c’è niente, non c’è spazio alcuno per qualunque deviazione, se non all’interno delle città. All’inizio magari si è curiosi di vedere cosa nasconda quel segnalino sull’hud a cinquecento metri di distanza, ma ci vuole molto poco a capire che si tratta sempre di luoghi generati casualmente, senza una storia e senza un senso, e da lì semplicemente non lo si fa più.

Starfield esiste e accade solo all’interno di certi confini: oltre quelli ha un altro senso, non è più un gioco di ruolo compiuto ma un gioco nel quale il diversivo diventa la regola. E allora ci si dedica alla scannerizzazione della flora e della fauna, all’ottenimento di risorse, al crafting e alla costruzione degli avamposti. E al netto della difficoltà nel reperire certe risorse, nello stabilire una rete di insediamenti connessi, nel costruire alberi di abilità dedicati a quelle attività, è un qualcosa che funziona bene, ma che è tanto scollegato dall’esperienza principale (così come invece non avviene in Fallout 4, dove tutte queste meccaniche sono più coerenti con essa, nonché generalmente più semplici).

Il gioco di ruolo secondo Bethesda è, alla base, piuttosto semplice. C’è una sistema di progressione del personaggio che è regolato tanto dal classico ottenimento dei punti esperienza tanto quanto dalla reiterazione di certe attività, che siano legate al combattimento quanto alla magia o al crafting. C’è quasi un ping pong tra l’uno e l’altro, sono interdipendenti e l’uno è propedeutico all’altro. L’esperienza ruolistica è rappresentata poi oltre che dal modo in cui si costruisce il proprio personaggio nella maniera in cui ci si rapporta con gli altri e si provano a risolvere certe situazioni: si prova a scovare informazioni con i dialoghi o si pensa a modi alternativi alla violenza per portare a termine un incarico. Ecco, in questi elementi Starfield funziona benissimo: il merito è di una scrittura di qualità (più nelle secondarie che nelle principali, a essere onesti), che pone il giocatore di fronte a numerose e significative scelte, che ne pungono la morale; di una ludica che prova a rispondere, per quanto possibile, ad approcci diversi dal combattimento.

Non è poco: ed è in queste componenti, prese ognuna singolarmente, che Starfield è il gioco di ruolo Bethesda più profondo e sviluppato. Paradossalmente, però, uno Skyrim fa molto di più con molto meno, perché al netto di combattimenti semplicistici e di una scarsa reattività del mondo di gioco all’iniziativa del giocatore, può contare sul formidabile collante rappresentato dall’esplorazione (nonché sulla sua particolarissima magia, convogliata da atmosfere uniche). A Starfield manca quel collante, manca quel qualcosa che lo renda più grande e prezioso rispetto alla somma delle sue più valide componenti. Ci prova, ma non ci riesce, la sua affascinante rappresentazione di uno sci-fi credibilissimo. E questa mancanza è il suo peccato originale, che nessun aggiornamento potrà mai del tutto cancellare.

atacore.it

Parliamo di

Videogioco

Starfield

06 Settembre 2023

Flash

Le ultime notizie.

Per non perderti niente

Su Telegram scriviamo quasi tutto: puoi seguirci anche lì.

Canale Telegram
Hai trovato un errore in questo contenuto, o vuoi segnalarci altro? Vuoi segnalare qualcosa?

Perché atacore.it?

Perché crediamo che i videogiochi si possano raccontare in modo diverso, più serio, e senza perdere tempo. Per questo motivo scriviamo soltanto di notizie rilevanti e verificate. Senza perdere tempo né occupare spazio inutilmente.

Su queste pagine non troverai rumor, leak, previsioni o indiscrezioni senza fonti.

4 Commenti
Più vecchi
Più nuovi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Dronz
2 mesi fa

Sono abbastanza d’accordo con l’analisi, ma non è che stavolta ci hanno fottuto le aspettative? Ho giocato e finito Starfield e mi è parso un buon gioco, anche sopra la media, eppure non si stacca di dosso quel sentore di “non ce l’ha fatta”. In questo condivido le posizioni dell’autore dell’articolo.

Ma mi fa pensare come questi discorsi non si facciano per un Assassin’s Creed o un Call of Duty o chessoio, perchè tanto quelli li riteniamo già figli di uno stesso, prevedibile destino (ovvero, dal mio punto di vista, la mediocrità del marchio che si portano dietro).

Sarà che stavolta, per qualunque motivo, avevamo davvero creduto in qualcosa di più del classico gdr Bethesda?

Dronz
1 mese fa
In risposta a  Fabio Canonico

Sono d’accordo, il tempo tra le uscite deve aver fatto il suo.

PS. Ho scoperto questo sito da due giorni, complimenti per il lavoro che fate 🙂

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
Passo 1 di 2
Hai già un account? .

Registrati

Creando un account avrai accesso alle principali funzioni del sito.
Potrai commentare le notizie, seguire i tuoi titoli preferiti, salvare i contenuti per una lettura successiva, iscriverti alle nostre newsletter.

Cominciamo da qui con le informazioni principali. Bastano pochi secondi e hai fatto.

L'email che userai per accedere al sito.
Serve per i commenti che scriverai sul sito, e puoi anche usarlo per effettuare il login.
Scegli una password sicura e difficile da indovinare.
Fai clic o trascina il file su quest'area per caricarlo.
Qui puoi caricare un'immagine per il tuo profilo. Sarà il tuo avatar per i commenti.
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
Hai dimenticato la password? Puoi reimpostarla da qui.
Ricordami
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Reimposta la password

Se hai dimenticato la password, puoi usare questo modulo per reimpostarla.

Inserisci qui sotto il tuo nome utente o il tuo indirizzo email: riceverai via email un link per scegliere una nuova password.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Invia una segnalazione

Se hai trovato un errore, un bug, informazioni incomplete o non corrette, o vuoi segnalarci qualsiasi altra cosa su questa pagina o altrove sul sito, compila questo form.

Dacci qualche dettaglio per poter elaborare la tua segnalazione.
Privacy
4
0