• Homepage

    Torna alla pagina iniziale

  • Focus

    Gli approfondimenti, le recensioni, le prove.

  • Flash

    Le notizie e gli aggiornamenti più veloci.

  • Videogiochi

    Il cuore del database.

  • Newsletter

    I nostri appuntamenti settimanali e mensili.

Uscite imminenti

I prossimi titoli in uscita.

Reka

Agosto 2024

SteamWorld Heist II

08 Agosto 2024
Carica altro
Seguiti
Lista di lettura
espandi
chiudi

I contenuti dei videogiochi che segui appariranno qui. Per usare questa funzione è necessario avere un account.

I contenuti che hai salvato appariranno qui. Per usare questa funzione è necessario avere un account.

Entra
Registrati
Recensione calcolo...

La recensione di Final Fantasy VII Rebirth

Il secondo capitolo della riscrittura del classico del 1997 fa un buon lavoro, ma non trova il coraggio di andare fino in fondo.

13 Marzo 2024, alle 16:03

“Osservare un pianeta significa dialogare col suo passato”. Lo dice una studiosa che è possibile incontrare a Cosmo Canyon mentre è intenta a parlare di planetologia con una collega, e credo che racchiuda alla perfezione il senso di un’operazione come quella fatta da Final Fantasy VII Rebirth. È impossibile parlare di Rebirth, delle sue aggiunte e delle sue ellissi alla narrativa, senza rapportarsi con l’opera originale a cui fa riferimento. Perché, per quanto Square Enix abbia insistito (dicendo evidentemente il falso) sul fatto che questo remake fosse perfettamente accessibile anche a chi non avesse mai incontrato Final Fantasy VII sul suo percorso, è impossibile non tornare lì col pensiero e fare paragoni con quello che è stato uno dei fenomeni di cultura videoludica più pervasivi della storia del medium. Approcciandomi a Final Fantasy VII Rebirth non ho potuto evitare di riflettere sulle intenzioni di questa grande operazione e di inserirla in un dialogo ampio con l’opera originale. Come si ricostruisce dalle fondamenta un videogioco tanto iconico come Final Fantasy VII? La risposta che mi sono dato è che il team supervisionato da Tetsuya Nomura si sia trovato ad affrontare di petto un problema non da poco: tradurre un videogioco da quaranta ore in un’esperienza spalmata su tre capitoli della durata complessiva probabilmente più che triplicata.

La questione è semplice, almeno sulla carta: bisogna riempire i vuoti, sostituirsi alla fantasia del giocatore per costruire un’esperienza moderna nella presentazione e abbastanza piena da rendere ogni singola porzione dell’opera originale un’esperienza coerente con il suo essere un videogioco fatto e finito. Ci tengo a sottolineare una cosa: la comunicazione di Square Enix relativa a Final Fantasy VII Remake e Rebirth è stata per me imperdonabile; non ho mai digerito la malizia con cui l’azienda ha venduto Remake come un rifacimento dell’opera originale a fronte di quello che ben presto si è configurato come una sorta di strano ibrido tra remake e sequel, né sono pronto a soprassedere sulle dichiarazioni dell’azienda che ha tentato di vendere Rebirth come un videogioco perfettamente accessibile anche a quella fetta di pubblico che non ha giocato all’originale o che ha addirittura saltato la parte uno di questa nuova trilogia. È una dichiarazione che – molto semplicemente – non trova riscontro nella realtà dei fatti. Al netto di questo, però, devo ammettere di aver sempre provato un certa curiosità nei confronti di questa grande operazione di riscrittura del canone di Final Fantasy VII e che rifiuto categoricamente i rigurgiti reazionari di quella fanbase che si è opposta ai cambiamenti operati da questo progetto solo per lesa maestà nei confronti di un’opera che considera intoccabile.

Come dicevo, dunque, bisogna riempire i vuoti, e in questo Rebirth è stato perfettamente in linea con i pregi e i difetti del suo predecessore. È proprio da come sono stati riempiti quei vuoti che nasce il problema principale di questo secondo terzo di trilogia, ovvero la gestione dei ritmi di un’avventura che originariamente durava infinitamente meno e che si è ritrovata spalmata su tre videogiochi enormemente più densi di input e di contenuti. Remake accostò un encomiabile approfondimento di alcuni personaggi secondari (penso principalmente al modo in cui si è data dignità ai membri dell’Avalanche) ad una sgradevole diluizione dei ritmi narrativi con aggiunte di sezioni create da zero, che idealmente servivano ad approfondire alcuni membri del party, ma che per me hanno rappresentato delle sezioni utili principalmente ad aumentare il monte ore e giustificare la spesa agli occhi del pubblico. Rebirth fa la stessa identica cosa, a volte riscrivendo in maniera molto intelligente (la giustificazione dell’esistenza della black materia è splendidamente incasellata nel tessuto narrativo dell’originale), altre volte aggiungendo intere sezioni che nel concreto hanno davvero pochissimo da dire e che finiscono semplicemente per rallentare i ritmi di un racconto a cui basterebbe andare dritto al punto, senza perdite di tempo, per funzionare alla perfezione. Purtroppo la world map di Final Fantasy VII è stata tradotta in un pigro approccio open map quantitativo delle aree aperte, che pullulano di torri e incarichi secondari in linea con gli open world diluiti che infestano tante produzioni AAA. Se da un lato la ricostruzione di certe location iconiche – Junon e Cosmo Canyon su tutte – è semplicemente meravigliosa, dall’altro le grandi aree aperte popolate di segnalini, di cacce, di torri da scalare e di incarichi secondari e terziari si trasformano in sezioni divora-tempo che finiscono per erodere il senso di incombenza e di fretta che la narrativa del gioco stesso cerca di instillare nel giocatore. A prescindere dal fatto che la nuova direzione presa dalla scrittura di Rebirth possa piacere o non piacere, quindi, il vero nemico di Final Fantasy VII Rebirth è il suo ritmo, costantemente rallentato da capitoli derivativi ed estremamente diluiti.

Al netto di questo, però, ci tengo a precisare che Final fantasy VII Rebirth è un videogioco quasi del tutto più riuscito rispetto a Remake, merito di un combat system che migliora le già ottime basi del capitolo precedente e che lima certe criticità evidenziate in passato, di un colpo d’occhio poderoso e di una bellissima gestione dei toni di cui si colora il racconto, finalmente capace di abbracciare appieno quelle stranezze tutte “giapponesi” dell’originale che in Remake erano state in larga parte nascoste dal tentativo di rendere il gioco più moderno e credibile. Si passa rapidamente dalla serietà del racconto di un pianeta in pericolo alla spensieratezza di minigiochi come quelli della parata militare o della risalita da Junon bassa in sella ad un delfino, restituendo tutte quelle sfaccettature che hanno reso Final Fantasy VII un’icona per molti appassionati. È stato migliorato il level design delle aree chiuse, data una valenza più importante alla curiosità del giocatore nelle fasi esplorative, è stato potenziato il comparto sonoro ed è stato fatto uno splendido lavoro di world building, che ha finalmente dato più importanza alla cultura di Gaia e dei singoli popoli che la compongono. Tutto questo viene però intaccato dal fatto che Rebirth si incaponisce nel voler imporre al giocatore delle deviazioni spesso immotivate e lungaggini estenuanti, infarcite di QTE e di movimenti rallentati all’inverosimile. A volte è una gioia per gli occhi, altre volte per i polpastrelli, altre ancora è confuso e soporifero.

Di fronte alla scena finale di Evangelion 3.0+1.0, a quell’ultimo saluto alla stazione accompagnato dalle note di One Last Kiss di Hikaru Utada, il mio rapporto con i remake e le riscritture è cambiato drasticamente. Ho capito il potere che può avere lo stravolgimento di un’icona culturale, la forza con cui un autore può spazzare via anni di elucubrazioni e gatekeeping di una community appassionata, e la bellezza nel vedere qualcuno riappropriarsi di qualcosa di suo al punto da arrivare a distruggerlo per poi ricostruirlo. Nomura e Nojima non sono paragonabili a Hideaki Anno, ma mi affascina da morire la loro idea di voler ripensare Final Fantasy VII, e sotto sotto apprezzo il fatto che non si siano accontentati di riproporlo banalmente in una versione tecnicamente aggiornata. In Remake le loro aggiunte mancavano totalmente di eleganza (e il capitolo 18 è rimasto marchiato a fuoco nei ricordi di chi ci ha giocato proprio per questo) e non posso dire di aver apprezzato il loro operato; in Rebirth, invece, la scrittura è stata affinata, la regia delle cutscene è molto più abile nell’incorniciare il racconto e in generale l’impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi di fronte ad un’opera decisamente più elegante rispetto al passato, e proprio per questo più riuscita.

Non mi addentrerò nello spoiler, però vorrei concludere con una riflessione. La conclusione di Rebirth mi ha fatto rendere conto del fatto che il progetto dei remake, al netto delle sue innegabili qualità, risplenda di luce riflessa, e che paghi ancora tanto l’iconicità di Final Fantasy VII. La settima fantasia finale di Square non è diventata un’icona solamente perché è stata la prima ad avere una grande esposizione di massa anche al di fuori dei confini del Giappone; Final Fantasy VII è diventato un’icona perché ha saputo stravolgere per sempre il concetto stesso di JRPG nella testa del pubblico e, soprattutto, perché lo ha fatto facendo scelte coraggiose e prendendosi dei rischi enormi senza mai tradire la natura della serie. La morte di Aerith ha segnato uno spartiacque nella storia del medium, ci sono un prima e un dopo, perché quella scelta ha dimostrato che si poteva raccontare il lutto in maniera diversa anche nell’intrattenimento mainstream, così come temi complessi come il terrorismo e la tutela del pianeta. Rebirth da un lato prova a deviare dal solco tracciato nel 1997, ma lo fa rimanendo troppo legato all’originale, senza avere mai il coraggio di distaccarsi con forza da una storia che è già stata raccontata e che qui viene piegata allo strumento narrativo più abusato e discusso dell’ultimo decennio: il multiverso. Che è – e di questo sono fermamente convinto – lo strumento di chi ha paura di negare il passato e preferisce inserirsi in parallelo, senza rischiare troppo di incasinare coerenza narrativa e di deludere un certo tipo di fanbase. Il suo limite più grande è questo, e credo sia ciò che non gli permetterà di sedimentarsi nell’immaginario comune come l’opera che vorrebbe tradire. Un buon videogioco quindi, ma non un’icona.

atacore.it
7

Parliamo di

Videogioco

Final Fantasy VII Rebirth

29 Febbraio 2024

Flash

Le ultime notizie.

Per non perderti niente

Su Telegram scriviamo quasi tutto: puoi seguirci anche lì.

Canale Telegram
Hai trovato un errore in questo contenuto, o vuoi segnalarci altro? Vuoi segnalare qualcosa?

Perché atacore.it?

Perché crediamo che i videogiochi si possano raccontare in modo diverso, più serio, e senza perdere tempo. Per questo motivo scriviamo soltanto di notizie rilevanti e verificate. Senza perdere tempo né occupare spazio inutilmente.

Su queste pagine non troverai rumor, leak, previsioni o indiscrezioni senza fonti.

2 Commenti
Più vecchi
Più nuovi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
TheMarkio87
4 mesi fa

Mi sembra un’opinione coraggiosa e ben articolata! Complimenti. Non ho ancora giocato Rebirth quindi non posso esprimermi nel merito, ma mi sembra di capire che l’autore sia rimasto deluso dalla mancanza di coraggio nel riscrivere la storia?
Ti chiedo per tuo gusto personale, avresti preferito una direzione completamente diversa o un aderenza maggiore al gioco originale?

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
Passo 1 di 2
Hai già un account? .

Registrati

Creando un account avrai accesso alle principali funzioni del sito.
Potrai commentare le notizie, seguire i tuoi titoli preferiti, salvare i contenuti per una lettura successiva, iscriverti alle nostre newsletter.

Cominciamo da qui con le informazioni principali. Bastano pochi secondi e hai fatto.

L'email che userai per accedere al sito.
Serve per i commenti che scriverai sul sito, e puoi anche usarlo per effettuare il login.
Scegli una password sicura e difficile da indovinare.
Fai clic o trascina il file su quest'area per caricarlo.
Qui puoi caricare un'immagine per il tuo profilo. Sarà il tuo avatar per i commenti.
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
Hai dimenticato la password? Puoi reimpostarla da qui.
Ricordami
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Reimposta la password

Se hai dimenticato la password, puoi usare questo modulo per reimpostarla.

Inserisci qui sotto il tuo nome utente o il tuo indirizzo email: riceverai via email un link per scegliere una nuova password.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Invia una segnalazione

Se hai trovato un errore, un bug, informazioni incomplete o non corrette, o vuoi segnalarci qualsiasi altra cosa su questa pagina o altrove sul sito, compila questo form.

Dacci qualche dettaglio per poter elaborare la tua segnalazione.
Privacy
2
0