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La prova di Hades II

Di sequel inaspettati e principesse ctonie.

7 Maggio 2024, alle 10:05

Quando si parla di sequel si usa spesso l’espressione “c’è n’era davvero bisogno?”, quasi a voler incapsulare un’opera in uno spazio finito e immutabile. Il team di sviluppo ha creato qualcosa che inizia e finisce in sé stesso, senza la necessità di dire altro. Ma i videogiochi, più di qualsiasi altro medium, sono creati secondo processi iterativi: non si tratta di semplice storytelling, ma di meccaniche e sistemi che vengono ideati, sviluppati e spesso scartati. Quando va bene si torna al punto di partenza, fino a che non si ha qualcosa di funzionante – e si spera, valido – tra le mani. 

Pensare che tutti i sequel siano “created equal” – creati allo stesso modo, per citare la dichiarazione d’indipendenza americana – è un approccio ingenuo, che non tiene conto di questo aspetto né della capacità degli sviluppatori di poter migliorare le proprie idee. Alcuni videogiochi lavorano sulle idee di gameplay e di storytelling costruite in precedenza, scegliendo di ripercorrere una strada familiare per offrire qualcosa di nuovo. Altri hanno percorsi meno lineari, ma sono comunque profondamente influenzati dai loro predecessori. 

Il fatto che Supergiant Games abbia deciso di infrangere questa sua tacita “regola d’oro”, ovvero non fare dei sequel dei propri titoli (Bastion e Transistor, ad esempio), è stato visto dai più critici come una sorta di sconfitta, l’ammissione silenziosa dell’essersi piegati a certe logiche di mercato. La verità è che con Hades lo studio californiano è riuscito a catturare un fulmine in un barattolo, confezionando un’incredibile amalgama tra un appassionante roguelike e una narrazione non lineare ricca di personaggi memorabili. Scegliere di riprovarci una seconda volta non era né scontato, né automaticamente semplice. Il test tecnico organizzato dallo studio è stato l’occasione perfetta per capire in quale direzione Hades II volesse andare, e ora tutti possono metterci le mani, grazie alla pubblicazione della versione in accesso anticipato. 

Le prime ore in compagnia della Principessa dell’Oltretomba sono state un piacevole tuffo nei ricordi, ma anche un richiamo della memoria muscolare che avevo sviluppato dopo decine e decine di ore sul primo Hades. Mentirei se dicessi che non ho provato un assoluto piacere nel muovermi per le piccole aree che introducono il giocatore all’oltretomba di questo secondo capitolo. Bastano un paio di minuti, però, per accorgersi che Melinoe non si gioca esattamente come suo fratello maggiore, Zagreus, ma porta con sé una serie di sistemi completamente nuovi, che cambiano l’approccio agli scontri. Oltre al classico attacco “normale” e a quello adibito all’offensiva dalla distanza, Melinoe sfoggia una serie di poteri aggiuntivi che consumano la nuova barra dedicata al mana. 

Quello della “stregoneria” sembra essere un tema importante per vari personaggi presenti nel Crocevia, l’hub principale del gioco, e si riflette anche nel modo in cui la protagonista si approccia agli scontri. Cosa cambia all’atto pratico? La sensazione predominante che ho avuto durante tutto il play test è che in Hades II venga data maggiore importanza al controllo degli spazi e dei movimenti dei nemici: non si tratta più di schivare gli attacchi ed evitare molteplici proiettili, un’esperienza tipica da bullet hell, ma di frenare per qualche secondo la loro avanzata e rispondere alla loro offensiva con più facilità. Ci sono dei nemici, ad esempio, che caricano una sorta di urlo infernale che infligge tantissimi danni ed è davvero difficile da schivare: l’approccio migliore è quello di utilizzare il mana per evocare la versione potenziata del cerchio stregato, uno degli attacchi base di Melinoe, che li rende inermi per qualche secondo, oltre che infliggere dei danni passivi. 

Ognuno degli attacchi della principessa ha infatti una controparte infusa dal mana, segnalata dal simbolo Ω, e utilizzabile tenendo premuto il tasto per qualche secondo, attivando così una serie di status aggiuntivi rispetto alla versione normale. Senza contare i diversi stili di gioco propri delle armi a disposizione di Melinoe, come la staffa e le doppie lame. Chiaramente tutto il sistema di doni, ricevuti dalle diverse divinità del Pantheon ellenico, fa il suo ritorno anche qui, con tutta una serie di potenziamenti e effetti secondari che rendono il sistema di combattimento sempre nuovo e connotato da una forte nota strategica. Parliamo pur sempre di un roguelike nel quale la morte è dietro l’angolo: sfruttare al meglio le sinergie tra i vari doni delle divinità, le proprie armi e il percorso per le varie stanze dell’Oltretomba resta fondamentale. Nonché uno dei piaceri tipici degli amanti di questo genere di esperienze. 

Il piacere, inteso proprio come un cambiamento neurochimico nel nostro cervello, è una parte fondamentale dell’esperienza videoludica. Gli input possono essere tantissimi e di varia natura, ma tutti vanno nella stessa direzione: tenerci incollati allo schermo e farci provare godimento nello svolgere ripetutamente delle azioni all’interno del videogioco. Il concetto di loop e micro-loop è fondamentale nel game design, e un roguelike come Hades II può essere piuttosto rappresentativo in tal senso. Lo era già l’avventura di Zagreus, con il suo ciclico tentativo di fuga dall’Oltretomba e dalla stringente presenza di suo padre. Come spesso accade in questo genere di giochi, però, il rischio di risultare ripetitivo è dietro l’angolo, soprattutto quando il contatore delle ore tende verso l’alto. 

Soffro molto questo tipo di esperienze, che sono ripetitive per loro stessa natura e che puntano tutto sul senso di progressione e di appagamento del momento, magari dopo una run particolarmente fortunata o il superamento di un boss ostico. Hades II cerca di fare le cose in modo un po’ diverso e aggiunge al loop principale, con Melinoe impegnata a raggiungere e sconfiggere Crono, una serie di micro-loop che rendono i continui tentativi più piacevoli e con obiettivi che possono stimolare anche nel breve periodo. Così, tra un’orda di nemici e l’altra, ci troveremo a raccogliere dei fiori o a picconare delle rocce per ottenere pietre preziose: materiali che andranno spesi nel calderone della strega Ecate per accedere a numerosi sortilegi, utili a sbloccare nuove sezioni del Crocevia, nuovi strumenti o a mettere in moto degli eventi narrativi durante le run successive. 

Anche la gestione dei potenziamenti di Melinoe segue questa filosofia, con un sistema di tarocchi che vanno sbloccati attraverso dei materiali ottenuti durante le diverse run, ed equipaggiati rispettando un limite chiamato “Affinità”. La sensazione è che questo sequel punti a far dialogare maggiormente l’elemento “esplorativo”, durante le traversate nell’Oltretomba, con tutto ciò che viene prima, dalla gestione del personaggio agli elementi del Crocevia, ai suoi personaggi e alle storie che riservano. 

Allo stato attuale è difficile immaginare il percorso evolutivo che prenderà Hades II durante l’early access, anche a livello narrativo, sicuramente uno degli aspetti più convincenti del capitolo originale. Una manciata di ore, però, sono bastate a cogliere la mia attenzione e a farmi desiderare di più: dei suoi personaggi, delle loro storie personali e di ciò che riserva questo inaspettato scontro tra la dea ctonia e il Titano del Tempo. 

La strada verso l’uscita di Hades II è ancora lunga, ma questa prima prova è riuscita a dimostrare ancora una volta il grande talento di Supergiant Games. Il team sembra aver imboccato la strada giusta per il suo primo sequel, lavorando su quanto già di buono c’era nella formula originale e rendendo l’esperienza più coesa, ricca e, a modo suo, nuova. Non vedo l’ora di vedere dove porterà questo nuovo viaggio nei mesi a venire, e soprattutto di scoprire chi altro arricchirà l’affascinante e carismatico pantheon greco disegnato dalla talentuosa Jen Zee. Non lo siamo tutti? 

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