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I nuovi piani di Xbox Game Pass: una Microsoft che un po’ si arrende e cerca di contenere i danni

Il focus strategico del servizio non sembra più essere la crescita dell'utenza sul lungo periodo, ma la monetizzazione sul medio, mentre l'utenza console riceve una mazzata

3 giorni, 17 ore, 6 minuti, 43 secondi fa

Che Microsoft avrebbe aumentato i prezzi di Xbox Game Pass era ormai cosa nota. Non erano solo le voci al riguardo a indicarlo, ma anche direttamente le parole dello stesso Phil Spencer e di Sarah Bond, i vertici di Xbox, che in più occasioni, anche se con quel tipico linguaggio corporativo di chi sa ma non può esporsi più di tanto, avevano suggerito come le recenti acquisizioni da parte della compagnia di Redmond (su tutte quella di Activision-Blizzard-King, ma anche di Bethesda) non avrebbero potuto non avere ripercussioni sui costi del servizio.

Ora è arrivata l’ufficialità: da ieri 10 luglio i prezzi di Xbox Game Pass Ultimate e PC Game Pass sono passati rispettivamente da 14.99€ a 17.99€, e da 9.99€ a 11.99€; Game Pass Core è passato da 59.99€ annuali a 69.99€. I ritocchi ai prezzi non rappresentano però le uniche novità riguardo il servizio: l’opzione solo per console di Game Pass è stata infatti già totalmente rimossa e sarà sostituita a breve, al prezzo di 14.99€ mensili, da Xbox Game Pass Standard, un nuovo piano che includerà centinaia di giochi, la modalità multigiocatore online per console e offerte e sconti selezionati per i membri, ma senza accesso ai giochi al day one (presumibilmente ciò riguarderà sia le produzioni first party che quelle terze parti).

Dal punto di vista prettamente economico gli aumenti hanno un senso facile da comprendere. Con le recenti acquisizioni operate da Xbox l’offerta di Game Pass si è già espansa di molto e lo farà ancora di più in futuro, sia nei meri numeri che nella portata: da qualunque punto di vista lo si voglia vedere, per esempio, l’arrivo di Call of Duty al day one su Game Pass sarà un evento storico. L’aumento fa poi parte di quel processo quasi naturale per il quale i servizi in abbonamento partono da prezzi molto accessibili, al fine di creare un largo bacino di utenza, per poi progressivamente adeguarsi non solo a quanto effettivamente si offre attraverso quel servizio e a ciò che è necessario per sostenerlo a livello commerciale, tecnologico, strutturale, ma anche a situazioni economiche esterne. Non è il primo infatti, per l’abbonamento Ultimate già c’era stato un aumento da 11.99€ a 14.99€; sicuramente, però, contestualmente al ritocco delle varie tipologie di abbonamento, è quello che maggiormente suggerisce qualcosa riguardo le strategie di Microsoft per il futuro e le difficoltà che la compagnia sta avendo nel portarle avanti.

La prima sta nel fatto che non solo si è ben lontani dall’obiettivo stabilito nel 2022 da Microsoft stessa dei 110 milioni di abbonamenti attivi entro il 2030, ma che probabilmente le stime sono state riviste decisamente al ribasso. Attualmente siamo sui circa 35 milioni di abbonati ed è difficile pensare che, anche al netto dell’aumento della qualità dell’offerta, un incremento del prezzo della sottoscrizione non porti a un ulteriore rallentamento nella crescita del bacino di utenza, già in stallo, secondo fonti terze.

L’impressione generale è quella di un accorciamento dell’orizzonte temporale di riferimento. Certo, l’allargamento dell’utenza rimane comunque un obiettivo, ma probabilmente ora è passato in secondo piano rispetto a un altro obiettivo, quello della monetizzazione sul breve periodo. Semplicemente, si ha la sensazione che Microsoft non sia riuscita a raggiungere quella massa critica necessaria per poi operare con relativa tranquillità, adattando sì i prezzi, ma con a disposizione un bacino vastissimo, solido e fedele, e sia passata se non all’incasso quantomeno alla riduzione del disavanzo. D’altronde, parole di Phil Spencer stesso, “l’industria non sta crescendo”. Lo ripeto: gli aumenti sono fisiologici, ma sono tempistiche e modalità a suscitare perplessità.

A rafforzare tale percezione c’è l’incomprensibile decisione di eliminare l’opzione di Xbox Game Pass dedicata esclusivamente all’utenza console: da oggi coloro che volessero usufruire del catalogo completo, comprensivo dei giochi al day one, dovranno per forza di cose sottoscrivere la versione Ultimate, a 17.99€, cosa che invece i loro colleghi su PC non dovranno fare, potendo godere a 11.99€ (6€ di meno, mica poco) dell’opzione a loro dedicata.

Cosa dovrebbero pensare i possessori di Xbox Series X e S? Non è difficile immaginare che in molti possano sentirsi poco considerati, traditi addirittura. Il mercato console e quello PC sono diversi? Certamente, ma quella è una dimensione analitica lontana dall’utenza comune. È vero che Microsoft ha sempre lasciato intendere che vendere abbonamenti fosse più importante che vendere console, ma una mossa del genere è disastrosa a livello di comunicazione, sembra quasi una resa, danneggia l’appeal del brand Xbox, persino sul lunghissimo periodo: a cosa serve affermare che la prossima console rappresenterà un incredibile avanzamento tecnologico quando con queste decisioni si dà l’impressione di  trascurare la propria utenza e quasi di voler abbandonare la competizione in quel segmento del mercato?

Lasciarsi andare a ulteriori considerazioni rischierebbe di sfociare in un disfattismo non supportato da ulteriori evidenze. Le decisioni di Microsoft però sembrano evidenziare uno stacco netto tra gli obiettivi che l’azienda si era prefissata e quelli che invece ha conseguito, una duplicità nell’atteggiamento di chi da un lato cerca di guardare al futuro, lanciandosi in grandi acquisizioni (grazie a una enorme disponibilità economica), ma oggi è costretto a rivedere le sue ambizioni. E chissà di quanto.

atacore.it

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