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Inscryption: una fuga in tre atti dal virtuale e dal reale

Il gioco di Daniel Mullins cambia e si trasforma di continuo, rivelando una natura sorprendente senza paura di osare.

30 Aprile 2024, alle 11:04

Come descrivere in parole semplici Inscryption (2021), il più assurdo metavideogioco dai tempi di Pony Island (2016, dello stesso autore, Daniel Mullins) e di The Witness (2016)? Non si può. Almeno non in parole semplici. Inscryption è un gioco di carte che diventa un puzzle game, che diventa un horror, che diventa un’escape room, che diventa un GDR, che diventa un’esperienza in realtà aumentata e che continua a cambiare senza fermarsi mai, come un mutaforma che assume ora le sembianze di qualcosa, ora quelle di qualcos’altro. Forse il modo più genuino di descriverlo è dire che è “una fuga” e a questo punto sarebbe lecito domandarsi: una fuga da cosa? Perché non sono chiari i confini di quanto questo videogioco operi nel reale e nel virtuale e non è chiara la direzione verso cui ti indirizza. Così come non è palese da dove provenga la minaccia da affrontare: è forse Leshy, il nostro aguzzino, che ci costringe a giocare a carte? Oppure è la GameFuna, la finta-vera software house sviluppatrice del videogioco Inscryption, disposta a tutto pur di tornarne in possesso? Oppure è Inscryption stesso, parte videogioco, parte virus, parte leggenda metropolitana?

È proprio questo orizzonte fosco a rendere così affascinante Inscryption: la sensazione che sia lui a giocare con te, e non viceversa. Un gorgo di bugie e mezze verità, di fiction e non fiction che si fondono e confondono continuamente. Una fuga dal reale e dal virtuale in tre atti. Ma verso dove?

Atto I – il gioco di carte

Quando il videogioco inizia, ci si trova nel bel mezzo della partita di qualcun altro. Un finto menù all’interno del vero menù non ci permette di iniziare una nuova partita: è solo l’opzione per continuare la vecchia che è disponibile.

Comprensibile quindi che, senza alcun contesto, ci si trovi spiazzati, seduti al tavolo a giocare a carte con un essere dallo sguardo inquietante, del quale scorgiamo solo gli occhi. Tutti gli altri particolari sono inghiottiti dal buio. Si chiama Leshy e ci insegna questo strano card game, macabro e violento. Inizialmente Inscryption è un gioco di carte “incentrato sul sacrificio degli animali” (Parrish, 2021). Per giocare ciò che abbiamo in mano bisogna infatti pagare un tributo di sangue. Un po’ come in Magic: The Gathering si “tappano” le Terre o nel gioco dei Pokémon si utilizzano le Energie. Qui è necessario sacrificare creature più piccole per avere accesso alle carte migliori che possediamo. L’unità base, ovvero lo scoiattolo, non ha potere d’attacco. Il suo destino è la morte. Come se non bastasse Inscryption fa di tutto per sottolineare la crudeltà della sua meccanica base: quando si passa con il cursore sopra le carte per selezionare il sacrificio, queste ultime tremano. Il gioco diventa perfino surreale: le carte cominciano a parlare al giocatore, pregandolo di risparmiarle oppure offrendosi volontarie perché la loro dipartita sia utile alla vittoria.

Ossa e sangue sono la valuta base di questo crudele card game che Mullins aveva sviluppato già nel 2018, in occasione di una Ludum Dare. Aveva intitolato il sistema Sacrifices Must Be Made, e aveva ereditato molte delle meccaniche proprio da Magic: The Gathering. Inoltre aveva liberato le carte da qualsiasi riga di testo, preferendo invece utilizzare dei simboli autoesplicativi (Francis, 2022).

Sarebbe già tutto qui se non fosse un videogioco di Daniel Mullins. Un sistema basato su regole semplici ma crudeli, che danno vita a un metagioco ironico sulla meccanica del sacrificio presente in moltissimi altri TCG (Trading Card Games). Si avanza in un sistema roguelike, e partita dopo partita si potenzia il mazzo fino ad arrivare a sconfiggere Leshy. Sarebbe tutto qui, sì. Ma Inscryption è un gioco di Daniel Mullins. Dopo il primo loop, Leshy chiede al giocatore di alzarsi dal tavolo. Non è ben chiaro a quale giocatore si stia rivolgendo: se a quello reale o a quello virtuale. Entra così in gioco una nuova meccanica: ci si può effettivamente alzare dal tavolo ed esplorare la baracca dove ci troviamo prigionieri. È un momento potente, che spezza le regole non scritte del videogioco, il cosiddetto cerchio magico (Ford et al, 2023).

Da questo momento, Inscryption diventa una vera e propria escape room: risolvendo gli enigmi nascosti nella stanza si ha accesso a carte speciali, a oggetti e frammenti della storia o suggerimenti su come sconfiggere gli avversari. Dopo questa rivelazione il segreto per “vincere” in Inscryption non sembra più nascosto nel suo sistema di carte, quanto piuttosto negli strambi misteri della stanza. Il gioco di carte diventa un trigger per far avanzare certi eventi, e ci si trova più coinvolti ad aprire sportelli o interagire con gli oggetti allo scopo di creare un diversivo per rompere il loop e fuggire.

Questa sensazione è avvalorata dal fatto che Inscryption arriva al punto di volersi autosabotare: ti mette in mano carte sempre più forti, ti sospinge verso la battaglia finale, e viene lecito domandarsi dove sia l’inganno. La risposta appare chiara quando Leshy viene sconfitto e il gioco torna al menù. Finalmente l’opzione nuova partita è sbloccata.

Atto II – il gioco di ruolo

A questo punto, dopo diverse ore, Mullins ha già tirato fuori dal cilindro una cucciolata di conigli, ma si può dire che il trucco di magia è appena iniziato. Con un filmato ci viene mostrato che quello che abbiamo visto fino a questo momento è un gameplay registrato da uno YouTuber che ha “trovato un floppy contenente il software Inscryption mentre apriva dei booster pack per un card game fisico con lo stesso nome” (Walker, 2021). Si aggiunge quindi un ulteriore strato che ci separa dal videogioco. Anche il gameplay cambia profondamente, diventando una sorta di GDR con vista dall’alto, nel quale la meccanica base del combattimento è rappresentata dallo stesso gioco di carte, ma arricchito da sistemi profondamente diversi, non obbligatoriamente basati sul sacrificio. Viene inoltre introdotto un vero e proprio sistema di deckbuilding.

Mullins dichiara di aver preso l’idea dal videogioco del 1998, Pokémon Trading Card Game per Game Boy, che adattava il famoso TCG. L’altra grande ispirazione continua a essere Magic: The Gathering, con un richiamo ai vecchi videogiochi come quello ambientato a Shandalar. Inoltre Mullins racconta il colpo di scena confessando la volontà di sovvertire totalmente le aspettative del videogiocatore, ingannandolo, facendogli credere di aver portato a termine il gioco e catapultandolo invece all’inizio dell’avventura (Francis, 2022).

Anche la lore del videogioco, del finto-vero Inscrpytion, si amplia: Leshy è infatti solo uno dei quattro spiriti che abitano la cartuccia e che devono essere sconfitti per terminare l’avventura. Ognuno di loro sfrutta meccaniche differenti e ci dà una prospettiva inedita sulle complesse regole del nuovo gioco. Il battle system ora richiede sinergie e una logica totalmente nuovi. Sembra di essere finiti in un altro videogioco e in effetti è un po’ così. Inizialmente Inscryption era pensato come una raccolta di tre giochi differenti ma legati tra loro (Pavon, 2022).

Atto III – Il gioco in realtà aumentata

Mescolare reale e virtuale non è una novità per Mullins. In uno dei momenti più terrificanti del suo primo videogioco di successo, Pony Island, il sistema simulava una chat con uno dei tuoi amici scelti a caso dalla lista di Steam, facendoti credere di essere stato hackerato. Anche Inscryptioin rompe spesso la barriera tra reale e virtuale, nei dialoghi con le carte, per esempio, oppure nelle interazioni con le schermate che simulano un videogioco nel videogioco. C’è una parentesi particolarmente riuscita in cui i veri file del tuo computer diventano punteggi per le carte da giocare, con la minaccia che, se le carte saranno distrutte, i tuoi file saranno cancellati per sempre. Chiaramente si tratta di un inganno, l’ennesimo che Mullins ordisce per rendere ancora più labile il confine tra il suo mondo e la realtà.

L’ultimo trucco di magia di Mullins è portare il gioco nel mondo reale. Sia attraverso i filmati in finto found footage che rappresentano la narrativa del gioco, sia nascondendo il vero finale in un’esperienza in realtà aumentata (per maggiori informazioni rimando a The Game Theorists, 2022). “Alcuni degli elementi più avvincenti della narrativa di Inscryption si svolgono fuori dal videogioco vero e proprio” dice Mike Mahardy (2021) su Polygon. Molti dei videogiocatori sono riusciti a trovare indizi ed easter egg nascosti nel titolo che li hanno portati verso siti web o posizioni GPS nel mondo reale, trasformando Inscryption in “un gioco sui giochi, incentrato su una narrazione con tanti strati come una matrioska” (Mahardy, 2021).

Nel suo terzo e ultimo (?) atto, Inscryption diventa quindi una fuga dal videogioco, una fuga verso la realtà. Una volta abbattuti i confini della catapecchia di Leshy, del mondo alla Pokémon, e infine della fabbrica, si apre una misteriosa scatola di Pandora, che rivela un parco giochi insondabile. Una Escape room senza una vera e propria via d’uscita, che diventa ricorsiva, affacciandosi continuamente su mondi sempre più ampi e complessi. Un inganno ordito perfettamente che trasforma Inscryption in una delle esperienze più misteriose e stimolanti degli ultimi anni.

BIBLIOGRAFIA

Ford Dom et al. (2023), The Magic Prison: Game Rules as a Tool for Dread in Sir Gawain and the Green Knight and Inscryption, DOI:10.13140/RG.2.2.32866.71364

Francis Bryant (2022), Inscryption’s journey from game jam joint to cult classic, Game Developer. Disponibile qui.

Mahardy Mike (2021), Inscryption is the best video game of 2021, Polygon. Disponibile qui.

Parrish Ash (2021), Inscryption is part card game, part horror, and all-consuming, The Verge. Disponibile qui.

Pavon Christopher (2022), Inscryption’s Second Act Was Inspired By Pokémon TCG On The Game Boy, ScreenRant. Disponibile qui.

The Game Theorists (2022), Game Theory: Solving Inscryption’s FINAL Secret! (Inscryption), YouTube. Disponibile qui.

Walker Ian (2021), The Hot New Card Game By The M. Night Shyamalan Of Video Games, Kotaku. Disponibile qui.

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