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Il futuro di Xbox può indicare una nuova strada per il gaming

L’aggiornamento business di Phil Spencer ha chiarito quali sono le intenzioni di Microsoft e cosa cambierà per la community.

4 Marzo 2024, alle 09:03
Questo articolo è parte di una newsletter che si chiama Tempo Reale, che esce il primo lunedì di ogni mese. Se vuoi, puoi iscriverti qui.

In principio c’erano solo dei rumor, le classiche voci di corridoio che la stampa videoludica sta cercando di arginare con sempre più costanza e sicurezza. Poi, quella che era all’inizio solo una palla di neve, rotolando verso il basso si è trasformata in una valanga chiamata strategia. Perché se il mese scorso ci domandavamo quanto potesse essere vero che Hi-Fi RUSH sarebbe arrivato su Nintendo Switch, ponendo la parola fine sull’esclusiva di Xbox, abbiamo poi avuto la conferma della direzione delle intenzioni di Microsoft con le sue piattaforme. Quattro videogiochi – il già gitato Hi-Fi RUSH, Sea of Thieves, Grounded e Pentiment – arriveranno rispettivamente due su PlayStation e due su Switch, seguendo delle coordinate ben precise.

Xbox, un’azienda multipiattaforma

Ad annunciarlo è stato Phil Spencer, amministratore delegato di Microsoft Gaming, la spokesperson delle piattaforme videoludiche della casa di Redmond: l’uomo che, dopo aver guidato progetti di grande successo negli anni ’90 come Encarta e Microsoft Works, ha abbracciato a piene mani un potere plenipotenziario affidatogli da Satya Nadella. Dal rumor si passa, così, alla conferma, a quel podcast che lo stesso Spencer ha voluto organizzare per chiarire le mire di Xbox e specificare non solo una strategia sul lungo periodo, ma anche ribadire un concetto molto più forte: Microsoft è già un publisher multipiattaforma.

Un’affermazione inconfutabile, sia perché arriva direttamente dall’amministratore, sia perché l’oggettività è sotto gli occhi di tutti: l’acquisizione di Activision e l’accordo di distribuzione con PlayStation ha spinto ancora di più la presenza di Microsoft sul monolite di Sony, contando anche del supporto di Blizzard e Zenimax, quest’ultima proprietaria di id Software, Bethesda Softworks, Arkane Studios, Tango Gameworks, MachineGames e RoundHouse. Parliamo, per farla breve, di Doom, Quake, Fallout, Prey, Wolfenstein, The Elder Scrolls.
Ma nessuna di queste citate è una serie in esclusiva. Spencer, invece, stavolta afferma che quelli che arriveranno su PlayStation e Switch sono prodotti che erano stati pensati per esserlo, il che influisce sull’impatto mediatico della notizia in sé, e soprattutto crea un importante precedente, impossibile da ignorare.

Esiste davvero l’esclusiva?

A questo punto è evidente che l’unica azienda in grado di potersi permettere un’esclusiva sulle proprie console è Nintendo, che nell’attesa di rivelare qualcosa sulla prossima console si tiene stretta Switch e il suo successo. Non che l’azienda giapponese non abbia provato in passato ad ampliare i propri orizzonti: la tentata svolta mobile ce la ricordiamo tutti, soprattutto perché l’impegno profuso da Nintendo in sede di sviluppo e di comunicazione non poteva passare inosservato. Per chi avesse provato a dimenticarsi di quella parentesi proviamo a rievocare Super Mario Run, titolo esclusivamente pensato per smartphone che a Kyoto ha dato abbastanza soddisfazioni. Con 40 milioni di download nei primi quattro giorni, nel 2018 il risultato economico stimato era di 60 milioni di dollari (per un’app gratuita, ricordiamo), con circa 300 milioni di device su cui era stata installata l’app, tra iOS e Android. Decisamente meglio di quanto fatto nel 2015 da SEGA con Sonic Runners, che fu un fallimento commerciale con appena 5 milioni di download, causati per lo più dalla qualità del prodotto e non di certo dalla forza del brand.

A prescindere da quest’ultimo aspetto, però, stiamo parlando di risultati che fanno ben comprendere come anche in Giappone il tentativo di andare a espandere il proprio raggio d’azione sia sempre stato nelle mire della grande N. La stessa Sony, che di recente ha anche ampliato la lista dei giochi disponibili su PC, ha fatto capire che non si tratta di casi isolati, ma di una vera e propria strategia di espansione: Days Gone, Horizon Zero Dawn, Returnal, ma soprattutto il chiacchieratissimo The Last of Us Parte I, insieme a God of War e Marvel’s Spider-Man, con l’ultimo che rappresenta anche un passo ulteriore, essendo una licenza Marvel in prestito ad Insomniac Games, che Sony ha deciso di rendere disponibile anche su PC.

Le esclusive, è evidente, iniziano a essere un peso, non solo per la community ma anche per i player del mercato: maggiore è il numero delle piattaforme su cui è disponibile un prodotto, più persone potranno fruirne, e di conseguenza maggiori saranno gli introiti di software house e publisher. Per quanto possiamo interrogarci sulle qualità artistiche di un videogioco, d’altronde, stiamo sempre parlando di un’industria che deve tenere i bilanci in positivo, sottostare alle spietate regole aziendali e trovare il bandolo di una matassa che nel 2024 sembra essere più ingarbugliata che mai. L’utente finale, dall’altro lato, ha bisogno di tre console diverse per poter fruire dell’intera offerta videoludica, mettendo mano al portafogli in maniera anche corposa, andando a sostenere delle spese che si riproporranno al termine del ciclo vitale di una console classica – intorno ai 6-7 anni.
Il sogno della console unica è sempre ben chiaro in un mercato che di concorrenza, forse, non vuole più tanto sentir parlare. Perché la concorrenza, a questo punto, la creeranno i software.

Qual è il futuro di Xbox?

Cosa significa, però, questa apertura da parte di Microsoft adesso? La divisione Xbox non è sicuramente l’attività più redditizia della multinazionale di Redmond, che di conseguenza può sperimentare, provare, prendersi delle libertà tali da concedersi di espandere la propria presenza ponendo il proprio marchio, attraverso i suoi videogiochi, anche su altre piattaforme. Da precorritrice di molti cambiamenti nell’industria (pensate al GamePass, pensate a Xbox Live, agli Obiettivi che hanno spianato la strada ai Trofei e alla profilazione dell’utente), Microsoft può permettersi di controllare verso quale direzione sta soffiando il vento e seguirlo: forse davvero in questo momento la percezione futura si muove verso la console unica, o qualcosa di molto vicino. Meno costi di hardware, più attenzione al software, da distribuire ovunque si voglia, senza alcun tipo di limite: così come abbiamo avuto un periodo in cui potevamo guardare i nostri DVD su qualsiasi lettore (persino le console), arriverà il momento in cui un videogioco potrà essere fruito in ogni piattaforma.

L’aver parlato di soli quattro titoli, poi, evidenzia la cautela con cui Microsoft vuole approcciare questo cambiamento, sondando pian piano il feedback da parte dei giocatori. Intanto, se da un lato qualcosa si perde, almeno in termini di esclusività, dall’altro l’offerta del GamePass si arricchisce: alla fine del mese, il 28 marzo, arriveranno i titoli Activision Blizzard, pronti ad essere giocati dai 34 milioni di abbonati al servizio.

La strategia, insomma, è ben chiara: potenziare Xbox, convogliare sempre più utenti verso l’universo Microsoft con servizi che assicurano un divertimento e un guadagno costante, mentre il software arriva anche altrove, su PlayStation e Switch, per confermare la qualità del prodotto sviluppato da Xbox. Profitto, branding, sperimentazione: Phil Spencer non vuole più stare a guardare, e oltre a provare ha capito che alle sue spalle c’è la forza per andare ad aggredire il cambiamento.

Avevi la nostra curiosità, Microsoft, ma ora hai la nostra attenzione.

atacore.it

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Sea of Thieves

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Pentiment

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Xbox Series X|S

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PlayStation 5

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Utente cancellato
4 mesi fa

Il paragrafo sulla console unica di Ualoniana memoria 😂

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