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Perché dovreste giocare a Shin Megami Tensei V: Vengeance se non avete amato Persona 5

Uno ha il cuore grande, l’altro un fegato grosso così.

3 Luglio 2024, alle 14:07

Ricordo perfettamente che nel 2021, quando uscì la versione originale di Shin Megami Tensei V, molti dei fan dell’ultima ora o dei giornalisti che avevano amato Persona 5 lo  accolsero con una certa durezza. Prima di raccontarla tutta, lasciatemi dire, che io sono in tutto e per tutto un fan dell’ultima ora, nel senso che prima di Persona 5 non avevo mai giocato un MegaTen (così viene definita la serie), ma ho recuperato in seguito con Persona 4 Golden e Persona 3 Reload, riedizioni di titoli che avevano già avuto un enorme successo in patria e in occidente.

Torniamo all’uscita di SMTV e alla sua accoglienza. C’è una recensione in grado di riassumere la questione con una certa puntualità. Il giorno dell’uscita, IGN US scrisse una frase molto intrigante che da tanti fu interpretata come una sorta di segnale d’attenzione: Shin Megami Tensei V è un Persona senza il cuore. Apriti cielo, che significava una definizione così tranchant? Forse al nuovo gioco ATLUS mancava l’anima?

A ben vedere ho amato Persona 5 proprio per il suo grande cuore, per il coraggio e per quella caldissima simulazione di amicizia estremamente convincente che sa imbastire. È un aneddoto che racconto spesso, ma qua non l’ho ancora fatto: ho giocato a Persona 5 durante il grande lockdown della pandemia da COVID-19. Quello in cui eravamo tutti rinchiusi in casa, ad aspettare che il virus passasse come un brutto sogno. In quei giorni solitari e senza troppe possibilità sociali mi capitava di trascorrere molto tempo con i personaggi di Persona 5 e di scambiarci, attraverso il fittizio sistema di messaggistica istantanea stile WhatsApp che è nel gioco, più messaggi che con i miei amici veri. Ancora oggi ci penso, come fosse una meravigliosa parentesi post adolescenziale. Quel gruppo di amici così importante che, come scriveva Stephen King nel suo racconto Il Corpo, hai solo a dodici anni. In ogni caso, quell’immagine, il Persona senza cuore, cavolo, mi intrigava. Così ho comprato Shin Megami Tensei V e mi sono trovato davanti alla migliore interpretazione possibile di quella frase. Me ne sono innamorato.

Veniamo al titolo di questo pezzo: perché potrebbe piacervi SMTV se avete odiato Persona? Nelle tante occasioni in cui mi prodigavo a evangelizzare Persona 5, ho avuto a che fare con tanta gente che è rimasta ammaliata dall’estetica del titolo salvo poi mollarlo. In effetti, si tratta di un videogioco meno disposto a scendere a patti con il grande pubblico rispetto a un qualsiasi Final Fantasy, tanto per citare un’altra saga famosa. Questo perché prevede una fortissima componente di life sim, che ti mette nei panni di uno studente giapponese con la sua routine, i suoi doveri (fare i compiti, rispondere alle interrogazioni) e le sue frequentazioni. Avere a che fare con la noia e l’organizzazione delle giornate è parte fondante dell’avventura. E i protagonisti sono adolescenti pieni di turbamenti e perplessità che si muovono dentro e fuori dalle rigide regole della comunità giapponese. Per indagare la loro identità si confrontano con loro stessi e con gli altri, attraverso una stretta rete di rapporti e dialoghi. A volte lunghi ore. A questo si aggiunge che la gestione della routine è molto stretta e può mettere il giocatore più completista in difficoltà per la paura di perdere qualcosa per strada mentre il tempo avanza incessantemente. Aggiungo che il true ending dell’opera nella versione Royal è nascosto dietro a una serie di condizioni molto precise. A vederla così, Persona 5 è un JRPG che può piacere a tutti, ma che decisamente non è per tutti.

Non fate l’errore di credere che il suo gemello “senza cuore”, ovvero Shin Megami Tensei V, sia più disposto ad accogliere i giocatori a braccia aperte. Non c’è niente di più lontano dalla verità. Si tratta di un titolo molto difficile, criptico e anche crudele con i suoi personaggi. Però, ed è proprio qui che nasce l’idea di questo articolo, è un JRPG che va in direzione totalmente opposta rispetto alla simulazione studentesca di Persona.

Nei panni del Nahobino, un essere divino nato dall’unione di un demone e di un umano, si setaccia una Tokyo rasa al suolo per affrontare angeli, demoni e divinità. Della storia neabbiamo già parlato in un articolo, qua su atacore. La cosa che ci interessa in questa sede, è che al livello di struttura SMTV è proprio diverso da Persona 5: i personaggi interagiscono molto poco tra loro, non c’è una routine da seguire, le giornate non sono divise a fasi, non c’è la scuola, niente interrogazioni. La storia è presente, sì, ma un po’ col contagocce. Le aree da esplorare non sono i corridoi di qualche palazzo mentale o le metropolitane giapponesi, ma ampie aree desertiche dove i ruderi di Tokyo si sviluppano in verticale. Il Nahobino può saltare, arrampicarsi, e dare un twist totalmente diverso all’esplorazione. Infatti è cercando i passaggi segreti nelle rovine che si accede alle missioni secondarie, o che si raccolgono le essenze da cui imparare nuove mosse. Aguzzando la vista e studiando la mappa si accede a potenziamenti, ad oggetti e a demoni nascosti. Ecco un’altra grande differenza, in Persona 5 il party è composto da quattro protagonisti, ognuno con uno spirito che ne determina elemento e caratteristiche. L’eccezione è proprio Joker, che può equipaggiare diverse persona per accedere a poteri sempre diversi. In Shin Megami Tensei il team è sempre composto da quattro elementi, ma oltre al Nahobino si possono scegliere tre demoni tra centinaia di creature, ognuna con i suoi punti di forza. Il sistema di combattimento è di nuovo basato sul “1 more” system, colpendo le debolezze elementali o fisiche del nemico si guadagna un turno extra. Così spesso le battaglie sembrano raffinati puzzle nei quali incastrare in modo intelligente le mosse di ogni alleato tra buff, debuff e magie. Un sistema tattico, con un livello di difficoltà decisamente più incarognito di quello di Persona 5.

Questo articolo nasce anche perché da poco è arrivata la nuova incarnazione di Shin Megami Tensei V, ovvero Vengeance, che cambia radicalmente le meccaniche e la narrativa in un’ideale via di mezzo tra un DLC e un remake. Pur restando un videogioco molto impegnativo, come da volontà autoriale di Shigeo Komori, director del progetto (che sull’argomento ha concesso una brillante intervista a Kotaku), molte strutture sono state alleggerite. C’è ora un sistema di auto battle intelligente che sfrutta le debolezze note del nemico, la possibilità di salvare in qualsiasi punto della mappa e di potenziarsi dialogando con i demoni in un nuovissimo sistema relazionale. Questo sì, in effetti fa molto Persona, ma sono scambi veloci che portano via poco tempo. Quella narrativa è sicuramente l’aggiunta più interessante, con un ramo alternativo da scegliere all’inizio dell’avventura, che inserisce un nuovo personaggio e una serie di villain inediti, le Qadištu, divinità babilonesi sexy, oscure e violente. Mescolare eros e thanatos è un’idea vincente e il loro ruolo modifica sensibilmente alcuni dei passaggi chiave della storia. Più di una volta sono rimasto a bocca aperta per la crudeltà di quello che stava accadendo.

Non c’è niente di male, a ben vedere, in quella frase che ha provocato scandalo all’uscita di Shin Megami Tensei V. Perché è, a tutti gli effetti, un Persona senza cuore. È senza cuore per il suo modo cinico di affrontare il rapporto tra l’umano e il divino, è senza cuore nel suo porre il giocatore davanti a sfide molto difficili ed è senza cuore perché tutta la parte relazionale dei personaggi conta pochissimo. Ma Shin Megami Tensei V ha un fegato grosso così: perché nel suo immaginare una Tokyo devastata e mettere il giocatore nei panni di un personaggio così unico, fa un lavoro di immaginazione strepitoso, e raggiunge vette di lirismo altissime, crogiolandosi nella bellezza decadente della devastazione. Ha fegato perché costringe continuamente il giocatore a mettere alla prova le sue abilità e la sua squadra. Perché nel non avere riguardi per nessuno, nemmeno per dio, riesce a essere profondamente divertente e a dare valore a ogni minuto speso nel migliorarsi. Ed è questo che ripeto a tutti coloro che mi dicono di non aver amato particolarmente Persona 5 e di aver paura di replicare la delusione con Shin Megami Tensei V: che se non vi è piaciuto il cuore, non vi è piaciuta la routine, le relazioni e l’amore, forse vi piacerà il fegato, il deserto arido, il sole che cade a picco sulle rovine della civiltà, il silenzio e la fine del mondo.

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