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È finita l’era di Final Fantasy?

Final Fantasy VII Rebirth e XVI hanno fatto registrare risultati sotto le attese, ma i problemi della serie Square Enix probabilmente vanno al di là alle vendite.

20 Maggio 2024, alle 14:05

In Final Fantasy VII Rebirth, la prima volta che si mette piede a Cosmo Canyon, Red XIII lascia cadere la maschera e rivela Nanaki, il suo vero sé. A rendere emozionante questo momento, la voce del personaggio, che da roca e bassa diventa fanciullesca, anzi cucciolesca. L’effetto è estraniante, specie per il contrasto col look aggressivo, valorizzato da un comparto grafico ineccepibile, che rende ben evidenti cicatrici sull’occhio e ossa spigolose sottopelle. A rimanere sconvolti del repentino cambiamento di Red/Nanaki non sono solo i suoi compagni di squadra – Barrett lo prende in giro mentre Aerith è intenerita -, ma anche coloro che hanno giocato al capitolo originale del 1997. Ora i pupetti poligonali e privi di doppiaggio amati da bambini sono personaggi dotati di un viso, un corpo e una voce che enfatizzano ricordi.

Final Fantasy ieri

È difficile escludere il tema della nostalgia da Final Fantasy, una delle serie cardine dell’immaginario pop videoludico. Dopo i primi sei capitoli su console Nintendo è stato con la scia di VII, VIII, IX, X, in esclusiva PlayStation, che la serie ideata da Hironobu Sakaguchi nell’allora Squaresoft è diventata l’icona di oggi. Negli anni, il franchise nipponico ha consolidato le sue caratteristiche: cutscene cinematografiche, colonna sonora degna di nota, cast di personaggi memorabile, sistema di combattimento innovativo e tematiche profonde e sensibili. Storie di cavalieri, ma anche di donne strappate alla propria famiglia, di guerrieri che temono la solitudine, di traumi psicologici e catastrofi ambientali. Final Fantasy ha fatto capire a molti che il videogioco non è un banale passatempo, ma un medium di grande valore, in un periodo storico in cui il videogioco, pur diventando di massa, non godeva del rispetto dell’opinione pubblica. Attorno a questo valore è nata ed è cresciuta una fedele community, che tra fanart, fanfiction, cosplay e forum ha, nel corso del tempo e del progresso tecnologico, nutrito la potenza immaginifica della serie. Basti pensare al primo Kingdom Hearts, e alla sua capacità di unire l’incredibile lore di Final Fantasy a quella Disney. Un mix che ben testimonia quanto Cloud, Squall, Aerith, Auron facciano parti dell’infanzia di molti, al pari di Topolino, Pippo e Pluto.

Final Fantasy VII è il capitolo che meglio incarna al meglio il successo e l’iconicità della serie. Non solo è il più apprezzato nei sondaggi periodici, ma è anche quello che ha dato origine a un film (Final Fantasy VII Advent Children, del 2005) – quando ancora le trasposizioni cinematografiche dei videogiochi non erano così diffuse -, numerosi spinoff, una commemorazione ufficiale (il Final Fantasy VII Day in Giappone) e persino una setta (come raccontato da Eleonora Caruso su Lucy).

Nonostante l’elevata qualità di capitoli come il XII la potenza della serie è scemata negli anni, un po’ per la nostalgia che porta parte della community storica al paragone con i titoli precedenti, reputati superiori, un po’ perché i videogiochi sono cambiati tantissimo, e con essi i gusti di giocatori e giocatrici. Questo rende difficile rendere ancora appetibile una serie così longeva. Da qui tentativi di stampo MMORPG come Final Fantasy XI e XIV, e open world, come Final Fantasy XV, il cui sviluppo travagliato, durato dieci anni, è diventato storia. Una discesa che però non ha mai fatto preoccupare per le sorti della serie. Soprattutto col ritorno di Final Fantasy VII nella versione Remake del 2020.

Final Fantasy oggi

Anche Final Fantasy XIV, una volta passato sotto la guida di Naoki Yoshida, ha contribuito a mantenere alta la popolarità della serie, soprattutto tra le nuove generazioni o tra coloro avvezzi al genere MMORPG ma poco ai capitoli tradizionalmente in single player. Eppure la vera rinascita sarebbe dovuta arrivare su PlayStation 5, con Final Fantasy XVI e Final Fantasy VII Rebirth.

Aspettative deluse. La svolta action di Final Fantasy XVI non è piaciuta alle frange più tradizionaliste della community, le quali giocano ancora un ruolo centrale nell’alimentare la popolarità del franchise. A questo si aggiunge l’esclusività su PlayStation 5, che di fatto ha tolto la possibilità di arrivare a un’utenza ancora più vasta. Una scelta che ha influito in modo ancora maggiore nel caso di Rebirth, la seconda parte di un’operazione che rischia di toccare tre generazioni di console. Certo, lo zoccolo duro della fanbase è ancora fedele al brand, ma si punta anche a pubblico nuovo, che ha conosciuto per la prima volta Final Fantasy VII tramite il Remake del 2020, nel pieno della pandemia di Covid-19, quando PlayStation 4 vantava un piazzamento di unità da record. Oggi però la situazione è ben diversa: si videogioca meno perché dopo la pandemia si è tornati alla frenesia della quotidianità; il settore si trova in un profondo stato di crisi; i gusti delle nuove generazioni di giocatori sono diversi.

In questo contesto, l’operazione di rifacimento e reinterpretazione di Final Fantasy VII si rivela pretenziosa, perché Square Enix sta chiedendo al pubblico non fidelizzato di vincolarsi a un brand e a più console per scoprire la fine di una storia scoperta nel 2020.

Questo potrebbe spiegare perché Final Fantasy VII Rebirth non ha raggiunto le vendite sperate già al lancio, a differenza di Final Fantasy XVI, il cui appeal è invece scemato progressivamente dopo l’esordio su PlayStation 5 a giugno 2023. Square Enix non ha divulgato le cifre precise, affermando solo che i due titoli di punta non hanno venduto quanto prefissato: ciò ha portato la software house giapponese a stravolgere la sua politica, cancellando progetti minori, riorganizzando le divisioni occidentali collocate negli Stati Uniti e in Europa e, soprattutto, svincolandosi dall’esclusività di Sony.

Sono scelte i cui effetti si vedranno sul lungo periodo. Ad oggi quel che emerge è un quadro preoccupante. Questo non vuol dire che Final Fantasy cesserà di esistere: la potenza immaginifica elogiata sopra non può morire in un battibaleno. Tuttavia è chiaro come il franchise non può più basarsi solo sull’affetto della fanbase storica, ma ha necessità di rivolgersi alle nuove generazioni, di trasferire su di loro i valori che per oltre trent’anni di storia videoludica hanno reso Final Fantasy una delle fantasie più poderose che il videogioco abbia mai conosciuto.

atacore.it

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