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Final Fantasy XIV: tornare a Eorzea, dieci anni dopo, su Xbox Series X

Ripercorriamo i motivi del successo del MMORPG di Square Enix, finalmente disponibile anche su console Microsoft.

3 Aprile 2024, alle 10:04

Quando, nel 2013, A Realm Reborn arrivò ad aggiustare quel disastro chiamato Final Fantasy XIV, in pochi probabilmente avrebbero pensato che da lì sarebbe (ri)partita la storia di quello che sarebbe divento uno dei MMORPG di maggior successo di sempre, nelle opinioni della critica così come del pubblico. La quasi ingiocabile versione iniziale, piagata da molteplici problemi, venne rimpiazzata da una del tutto nuova, talmente migliorativa che la storia di come il director Naoki Yoshida e il suo team abbiano trasformato un gioco mai finito in un capolavoro ha assunto una dimensione quasi mitologica, miracolosa addirittura. 

Sarebbero poi arrivate ulteriori espansioni, e altre ne arriveranno in futuro, a rinfocolare l’entusiasmo dei giocatori e a rafforzarne la base, eppure nonostante tale successo ci sono voluti più di dieci anni affinché anche i giocatori Xbox potessero godere di tutto il bello che Final Fantasy XIV ancora oggi offre. Un paradosso, quasi inspiegabile, perché nel corso del tempo numerose volte Phil Spencer, il capo della divisione Xbox, aveva affermato di essere al lavoro per portarlo su console Microsoft. Sarebbe tanto, tanto interessante scoprire cosa finora ne avesse impedito la pubblicazione, i retroscena dietro una trattativa così lunga, ma purtroppo sono destinati a rimanere segreti. Quello che più conta è che oggi Eorzea è aperta a tantissimi potenziali eroi in più, premiando, finalmente, la loro pazienza.

Facciamo un passo indietro. Chi vi scrive recensì la versione PlayStation 4 di A Realm Reborn alla sua pubblicazione, nel 2014, rimanendone estremamente affascinato. Da giocatore solo occasionale di MMORPG trovai una struttura adatta tanto ai neofiti, accompagnati nella crescita del personaggio e nella complessità dell’offerta ludica in maniera molto graduale, quanto agli esperti del genere, che avevano a disposizione una pletora di opzioni per tuffarsi in un’esperienza ancora più immersiva, che andasse al di là delle meccaniche più rilevanti del gameplay. 

Soprattutto, però, da appassionato dei primi capitoli di Final Fantasy, ne trovai la più straordinaria rappresentazione moderna, che in un immaginario comunque del tutto nuovo rimodellava e reinterpretava gli stilemi narrativi, artistici, enciclopedici addirittura, dei capitoli bidimensionali. La riproposizione di significativi e iconici elementi storici è chiaramente caratteristica comune delle serie decennali, ma il modo e il gusto con il quale questo veniva fatto in Final Fantasy XIV mi lasciò esterrefatto, in senso positivo. La particolare declinazione della direzione artistica fantasy, che dipingeva una natura bellissima, componeva architetture armoniose e coerenti e faceva muovere al loro interno personaggi dall’evidente impronta classica, era semplicemente magnifica: curata, ispirata e affascinante tanto quanto tecnicamente valida.

In maniera simile, quindi in uno straordinario equilibrio tra il classico e il moderno, procedeva la narrazione. La storia non era particolarmente originale, perché di nazioni libere in guerra contro imperi malvagi, pronti a liberare devastanti poteri, ne avevo già sentito: eppure, per come era scritta, e soprattutto per i personaggi che si muovevano al suo interno, caratterizzati persino meglio che in molti RPG per giocatore singolo, non poteva non far breccia nell’animo. A Realm Reborn, inoltre, ne era solo l’inizio, passava poi attraverso Heavensward (espansione ritenuta il picco narrativo del gioco), Stormblood, Shadowbringers ed è recentemente finita con Endwalker: dieci anni, per creare un’epopea ricchissima, densa di eventi emozionanti e personaggi memorabili.

Ciò che però davvero mi permise di giocare per una cinquantina di ore godendo di ogni minuto fu la possibilità di esperire di quanto A Realm Reborn offriva quasi totalmente da solo. Fatta eccezione per alcuni dungeon, da affrontare insieme ad altri giocatori e il cui completamento era necessario per procedere nella storia principale, vissi l’avventura in solitaria, senza problema alcuno, con un feeling che, anche grazie alla potenza dell’immaginario, alla rilevanza della storia e alla qualità dei personaggi, era del tutto paragonabile a quello di un gioco di ruolo giapponese in singolo.

Ritrovare tutto questo su Xbox Series X è stato bellissimo, e non tanto per la maggior risoluzione implementata, latrice di una pulizia visiva assoluta, e nemmeno per i caricamenti rapidissimi. Semplicemente perché, ancora oggi, a più di dieci anni dalla sua prima pubblicazione, Final Fantasy XIV è un gioco validissimo. Il Free Trial presente sulla console Microsoft permette di godere non solo di A Realm Reborn, ma anche di Heavensward e Stormblood, fino al livello 70 e senza alcun limite di tempo. Un’esperienza quindi colossale, nella quale mi sono tuffato con entusiasmo, con un personaggio creato per l’occasione, voglioso di andare oltre rispetto a dove mi ero fermato anni e anni fa, ovvero alle quest finali di A Realm Reborn.

È tutto come allora: quel magnifico mondo fantasy così tanto vicino alla mia idea del Final Fantasy perfetto; un sistema di combattimento di facilissimo apprendimento, ma delle tante sfaccettature strategiche; un sistema di progressione chiaro e, tutto sommato, rapido; una storia appassionante, con tanti personaggi da conoscere e amare. E c’è anche qualcosa in più: con la funzione Duty Support, per esempio, è possibile affrontare l’interezza delle tre avventure da soli, accompagnati nei dungeon non da altri giocatori, ma da personaggi gestiti dall’IA. Una manna, per chi, come me, aspettava interminabili minuti che il Duty Finder trovasse i compagni umani necessari per completare quelle intense sfide. Ammesso che li trovasse.

Certo, i segni del tempo passato ci sono, è innegabile. L’aspetto tecnico non è più quello magnifico di una volta, ma nel corso del prossimo luglio, in concomitanza della pubblicazione dell’espansione Dawntrail, arriverà un aggiornamento che, agendo sulla qualità delle texture e dell’illuminazione, eleverà molto l’impatto visivo del gioco tutto. La macchinosa interfaccia è figlia più del genere di appartenenza che di problematiche di design proprie del gioco, ma una svecchiata sarebbe assolutamente opportuna. Così come è decisamente datata e ugualmente connaturata al genere è la struttura delle quest secondarie, che raramente vanno oltre il portare oggetti a qualcuno o eliminare un certo numero di nemici.

Poco male, però: si tratta di problematiche nel complesso di poco conto, considerato quanto di valido Final Fantasy XIV offre. E alla fine forse basterebbe una sola frase sola per definirlo, talmente è potente il suo immaginario, tanto è frutto di passione e amore il modo in cui fonde il gioco di ruolo giapponese e il gioco di ruolo di massa: riesce a essere contemporaneamente non solo uno dei migliori MMORPG di sempre, ma anche uno dei migliori Final Fantasy di sempre.

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