• Homepage

    Torna alla pagina iniziale

  • Focus

    Gli approfondimenti, le recensioni, le prove.

  • Flash

    Le notizie e gli aggiornamenti più veloci.

  • Videogiochi

    Il cuore del database.

  • Newsletter

    I nostri appuntamenti settimanali e mensili.

Uscite imminenti

I prossimi titoli in uscita.

Flintlock: The Siege of Dawn

18 Luglio 2024

Schim

18 Luglio 2024
Carica altro
Seguiti
Lista di lettura
espandi
chiudi

I contenuti dei videogiochi che segui appariranno qui. Per usare questa funzione è necessario avere un account.

I contenuti che hai salvato appariranno qui. Per usare questa funzione è necessario avere un account.

Entra
Registrati
Focus calcolo...

Fallout, una satira sulla trappola nostalgica dell’american way of life

Gli anni Cinquanta in America raccontati tra commedia e tragedia, tra il sogno americano e l'incubo della guerra.

15 Aprile 2024, alle 10:04

Nella mia lunga vita di videogiocatore, difficilmente mi è capitato di sentirmi “strappato” come quando ho giocato a Fallout 3 (2008). Strappato nel senso di preso in mezzo tra due concetti che si escludono, che fanno a pugni e, contemporaneamente, che si attraggono e influenzano continuamente. È una danza coreografata perfettamente e rappresenta uno dei punti di forza più grandi di quel videogioco e della saga in generale.

Fallout è una serie ambientata in quello che si definisce retrofuturo, ovvero un futuro basato sui canoni immaginifici del passato; qualcosa di irrealizzabile, perché a un certo punto della Storia, un evento ben preciso lo ha spinto fuori dai binari. In questo caso si tratta di una grande guerra nucleare tra USA, URSS e Cina, che ha catapultato il mondo in un inferno post atomico. Allo stesso tempo però il videogioco esplora il nostro futuro e il nostro presente, e spesso gli eventi che caratterizzano l’avventura sembrano fare riferimento a una deriva ancora in corso, ancora possibile. Se ci si ferma a pensare al modo in cui Fallout compie questa magia, ci si rende conto che buona parte di questo lavoro avviene attraverso la critica alla romanticizzazione di un periodo molto controverso come quello degli anni Cinquanta americani.

Fallout fa infatti uso di uno strumento potente quanto l’energia nucleare per proiettare quest’ombra sulla golden age degli USA: la satira. Ci racconta di una trappola, dell’ipocrisia della nostalgia, e di come sia facile e inarrestabile aprire il vaso di Pandora. Usa la satira per ricordarci che gli errori possono essere ripetuti, e probabilmente lo saranno. È il lato oscuro del sogno retrofuturista: “una società che ha immaginato un paradiso tecnologico futuristico e che si è avvicinata molto a non avere alcun futuro” (McClancy, 2018).

Proprio la dissonanza tra questa atmosfera grave e il continuo alleggerire la situazione crea il clima unico della serie Fallout, sospesa tra tragedia e commedia, allo stesso tempo nostalgica e ironica, celebrativa e critica. Ci si trova spesso a osservare la desolazione delle lande deserte e i suoi scampoli di civiltà ascoltando musica orecchiabile come I Don’t Want to Set the World on Fire (1941), che irrimediabilmente assume un significato amaro, quasi parodistico.

Gli anni Cinquanta dell’immaginario

Chiaramente anche gli anni Cinquanta che fanno da sfondo alla serie non sono mai esistiti. Sono una costruzione nostalgica che ha basi molto profonde nella convinzione che quello fosse il periodo dell’innocenza, il momento in cui il sogno americano era ancora forte e perfino la controcultura produceva simboli dell american way of life come Elvis e la Beat Generation. Si tratta di una realtà filtrata, nella quale si ignorano volontariamente le storture e le ansie del periodo in favore del suo ottimismo. La percezione che abbiamo degli anni Cinquanta è perlopiù basata su una rappresentazione pubblicitaria che tralascia qualsiasi conflitto, raffigurando invece un’America dominata dai cosiddetti WASP (White Anglo-Saxon Protestant) o, come descritti da Stephanie Coontz nel suo The Way We Never Were: American Families and the Nostalgia Trap (1992), da “bianchi, borghesi e felici”.

Questa generalizzazione è vera al punto che l’immaginario degli anni Cinquanta americano è divenuto canone estetico attraverso le famiglie delle sitcom e delle pubblicità sulle riviste. Un modello propagandistico nel quale l’America è il modello di riferimento e la semplicità è la risposta alle crescenti complessità della vita. Un disegno di perfezione che deve tener fuori le ombre del tempo, come la crescente paura per il conflitto che sarebbe diventato poi la Guerra Fredda, gli episodi di feroce razzismo e discriminazione, lo spettro dell’atomica, le disuguaglianze di genere. Spogliati da questi aspetti, gli anni Cinquanta diventano un ideale a cui aspirare, un quadro indefesso di ottimismo sociale e tecnologico. Questo è ancor più vero oggi, nell’abisso spaventoso degli anni recenti. L’immagine immacolata del sogno americano scioglie molte delle ansie che negli ultimi vent’anni hanno abitato i nostri cuori: l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 e la conseguente guerra al terrore che ha gettato un’ombra pesante sulla sicurezza degli americani (e indirettamente dell’occidente), la grande crisi e il periodo di profonda incertezza economica che stiamo ancora vivendo, l’infocrazia e il modo in cui il digitale ha sconvolto le nostre vite e in ultimo la pandemia, un nemico invisibile, inafferrabile e senza regole. Inoltre gli anni Cinquanta sono quelli della cosiddetta famiglia tradizionale: “mamma, papà, junior e sorella, immutata, secoli nel futuro, che gira attraverso le galassie a bordo di station wagon dirette alle stelle’” (Hine, 1986).

Ancora più interessante che pensare a come vivevano gli americani (o come crediamo vivessero) nei favolosi fifties, è cercare di capire come immaginavano il futuro: un avvenire rassicurante, dove l’America era ancora al centro della discussione mondiale, l’unico modello di riferimento per la vita e per la moralità di tutto il mondo. Le auto sarebbero state prodotte esclusivamente da marchi americani come Ford, la bevanda più consumata sarebbe stata la Coca-Cola e tutti avrebbero unito le mani, prima del pranzo e della cena, per rendere grazie al Signore. Oggi però le cose sono andate in modo profondamente differente: gli stili di vita sono incomparabili, il modello famigliare tradizionale è messo in discussione, i valori che erano ritenuti centrali, come l’avere un buon lavoro, non sembrano così fondanti, e la realizzazione personale passa attraverso pratiche a volte molto lontane dall’american dream. I ruoli dell’uomo e della donna nella società sono cambiati, e così il nostro rapporto con la tecnologia che si è fatto perturbante, minaccioso, e che più che destare speranza crea ansia e inquietudine. Cos’è rimasto insomma di quel modello aspirazionale?

Retrofuturismo

Forse sarebbe più giusto chiedersi: è corretto rimpiangere un periodo che non è mai esistito? Fallout risponde alla domanda con una feroce satira sulla falsa nostalgia per l’idealizzazione degli anni Cinquanta, proponendo uno scenario “da sogno” e uno “da incubo” nello stesso momento: un mondo in cui l’illusione futurista ipertecnologica (e americanocentrica) si è avverata, e allo stesso tempo un mondo in cui la civiltà è stata quasi rasa al suolo, e tutti quei valori tipici del periodo si sono esacerbati fino al punto di non ritorno. L’America di Fallout ha il feticcio per le armi da fuoco, è profondamente nazionalista, guerrafondaia, è classista e in alcuni esempi estremi perfino schiavista, è discriminatoria, socialmente preistorica e soprattutto è sull’orlo dell’estinzione. Kathleen McClancy la definisce “un mashup tra Tomorrowland e Mad Max(McClancy, 2018).

Soprattutto è una società ossessionata dal nucleare che è ormai così pervicacemente insinuato nella vita quotidiana da esserne entrato a farne parte. In Fallout le automobili sono alimentate a fusione nucleare e la Nuka Cola Quantum, la bevanda numero uno negli USA, contiene un isotopo radioattivo. Una bomba atomica inesplosa giace come un vulcano attivo nel bel mezzo della città di Megaton. Quello di Fallout è un mondo in cui la minaccia atomica non viene più presa sul serio: la “bomba” è centrale, la distruzione diventa l’incipit di un discorso politico dissacrante. Sembra quasi di essere finiti in uno dei racconti di Philip K.Dick: trascinati in un universo dove la tecnologia ha soverchiato la comprensione dell’uomo e la realtà è ormai una simulazione, il sogno di un androide o, per restare al passo con i tempi, di un’IA a cui abbiamo dato in pasto l’immaginario rassicurante di Happy Days (1974) e quello autodistruttivo de Il dottor Stranamore (1964).

Nei suoi momenti migliori, Fallout è un raccoglitore virtuale di storie che sconfessano l’epoca dell’innocenza. Attraverso una scrittura graffiante mescola nostalgia e distacco, sfidando l’ideologia americana, sovrapponendo l’ottimismo che si legge sui volti raffigurati sui cartelloni pubblicitari alla devastazione dell’apocalisse. Ci suggerisce che forse il futuro immaginato negli anni Cinquanta non si è mai avverato, ma le sue ansie e le sue paure – più o meno le stesse di oggi – invece sì. “I fantasmi del passato parlano alle nostre preoccupazioni presenti, rassicurandoci del fatto che potremmo non ottenere mai il domani dei nostri sogni, ma forse non affronteremo mai il futuro dei nostri incubi” (Jenkins, 2004).

BIBLIOGRAFIA

McClancy Kathleen (2018), The Wasteland of the Real: Nostalgia and Simulacra in Fallout, the international journal of computer game research, 18, 2, Settembre 2018

Coontz Stephanie (1992), The Way We Never Were: American Families and the Nostalgia Trap. New York: Basic Books.

Hine Thomas (1986), Populuxe, knopf Doubleday Publishing Group, 1986

Jenkins Henry (2004), The Tomorrow That Never Was, MIT Technology Review. Disponibile qui.

atacore.it

Parliamo di

Flash

Le ultime notizie.

Per non perderti niente

Su Telegram scriviamo quasi tutto: puoi seguirci anche lì.

Canale Telegram
Hai trovato un errore in questo contenuto, o vuoi segnalarci altro? Vuoi segnalare qualcosa?

Perché atacore.it?

Perché crediamo che i videogiochi si possano raccontare in modo diverso, più serio, e senza perdere tempo. Per questo motivo scriviamo soltanto di notizie rilevanti e verificate. Senza perdere tempo né occupare spazio inutilmente.

Su queste pagine non troverai rumor, leak, previsioni o indiscrezioni senza fonti.

0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
Passo 1 di 2
Hai già un account? .

Registrati

Creando un account avrai accesso alle principali funzioni del sito.
Potrai commentare le notizie, seguire i tuoi titoli preferiti, salvare i contenuti per una lettura successiva, iscriverti alle nostre newsletter.

Cominciamo da qui con le informazioni principali. Bastano pochi secondi e hai fatto.

L'email che userai per accedere al sito.
Serve per i commenti che scriverai sul sito, e puoi anche usarlo per effettuare il login.
Scegli una password sicura e difficile da indovinare.
Fai clic o trascina il file su quest'area per caricarlo.
Qui puoi caricare un'immagine per il tuo profilo. Sarà il tuo avatar per i commenti.
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
Hai dimenticato la password? Puoi reimpostarla da qui.
Ricordami
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Reimposta la password

Se hai dimenticato la password, puoi usare questo modulo per reimpostarla.

Inserisci qui sotto il tuo nome utente o il tuo indirizzo email: riceverai via email un link per scegliere una nuova password.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Invia una segnalazione

Se hai trovato un errore, un bug, informazioni incomplete o non corrette, o vuoi segnalarci qualsiasi altra cosa su questa pagina o altrove sul sito, compila questo form.

Dacci qualche dettaglio per poter elaborare la tua segnalazione.
Privacy
0