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Alle falde della collina: parliamo della difficoltà di Shadow of the Erdtree

Un'opinione sull'inevitabile bilanciamento post lancio dell’espansione di Elden Ring.

27 Giugno 2024, alle 10:06

C’è un aneddoto che vi devo raccontare a tutti i costi, sia perché l’ho sempre avuto in mente come l’inizio perfetto per questo articolo, sia perché il titolo del pezzo viene da lì. Premetto che non sono del tutto d’accordo con la visione un po’ estrema che rappresenta, ma il protagonista della storia è Umberto Eco, e quindi non mi sento abbastanza degno da dargli contro.

Quando Umberto Eco mandò il manoscritto de Il nome della rosa a Bompiani, quelli della redazione gli fecero una telefonata pregandolo di asciugare un pochino le prime cento pagine, perché a volte erano –come dire– tediose. Umberto Eco era un genio (e su questo non ci piove), ma mi ha sempre dato l’impressione di non essere stato una persona molto affabile, disposta a scendere a patti con chicchessia. E infatti disse loro di no, che non avrebbe cambiato una virgola di quelle cento pagine, ma fu così clemente da dar loro una spiegazione. Cento pagine prolisse e inconcludenti erano necessarie. Perché se qualcuno voleva entrare in quell’abbazia e viverci per sette giorni doveva accettarne il ritmo, il respiro. Se non ci riusciva tanto valeva smettere di leggere il libro. Nella postfazione dell’edizione tascabile de Il nome della rosa, in cui racconta questo aneddoto, definì questa soluzione: penitenziale. Stava praticamente tenendo in ostaggio il lettore per stabilire se fosse o meno all’altezza di digerire il resto del romanzo. E se qualcuno non ci riusciva? Peggio per lui, sarebbe rimasto alle falde della collina, fuori dall’abbazia.

Vi ripeto, è una visione estrema, ma a me fanno troppa simpatia questi geni che tentano di sabotarsi, che si incollano il bersaglio sulla schiena. Anche Hidetaka Miyazaki è un po’ così. Be’, magari non sarà Umberto Eco, ma è uno a cui piace trovare soluzioni penitenziali per i suoi giocatori. Gli piace fare spallucce davanti alla gente che da anni gli chiede di sistemare la telecamera, le collisioni, la narrativa sfilacciata. Non lo so perché, non sono nella sua testa, ma immagino che sia perché è così che intende scrivere le sue prime cento pagine. Romanzo o videogioco non cambia poi molto, è una scelta.

Che Elden Ring: Shadow of the Erdtree avesse problemi di bilanciamento all’uscita penso che l’abbiate trovato scritto in diversi articoli. Sulla nostra recensione era scritto per certo (lo so perché è a firma mia). Ci avevo anche preso su questo: “Penso che From lavorerà ancora sul bilanciamento”. E così è stato, perché dopo una caterva di lamentele, e dopo uno spietato review bombing, in questi giorni FromSofware ha fatto uscire di corsa una patch che aggiusta le cose. Era inevitabile, anche perché le correzioni della difficoltà arrivano sempre in prossimità del lancio dei giochi dello studio giapponese.

Se il bilanciamento era senz’altro necessario, quindi, si può invece discutere di quanto fosse necessario il solito giochino delle fazioni che facciamo noi appassionati. Da una parte chi ha gridato allo scandalo e ha accusato la critica di essere infatuata di From al punto da soprassedere sui difetti in fase di recensione; dall’altra chi si prende gioco dei videogiocatori che stanno trovando troppo difficile il DLC e non riescono a proseguire. Chi fa ironia sulla presunta intoccabilità di Miyazaki, chi decostruisce il videogioco analizzandolo per compartimenti stagni e chi si è già organizzato per aprire una petizione e chiedere che gli aggiustamenti alla difficoltà vengano cancellati per “ripristinare l’autorialità”.

Dal momento che ho giocato e finito il DLC in fase di recensione, mi piacerebbe affacciarmi dalla finestra di questa famosa abbazia e raccontare la mia visione. Si tratta di un’opinione sul perché questo DLC a molti è risultato troppo difficile. Un’opinione, appunto, non la verità assoluta.

Partiamo da una premessa: Elden Ring Shadow of the Erdtree rappresenta il contenuto postgame di uno dei videogiochi più difficili degli ultimi anni, almeno tra quelli mainstream. Significa che deve porsi come una sfida aggiuntiva a personaggi di altissimo profilo, che sono stati in grado di superare sfide complesse, come per esempio la boss fight di Mohg, dal momento che sconfiggerlo è uno dei requisiti per accedere al DLC. Suppongo anche che chi ha deciso di spendere quaranta euro per avere ancora un po’ di Elden Ring, abbia portato a termine gran parte delle sfide del gioco base, e che sia riuscito ad affrontare con successo Malenia. Che, per inciso, per me resta ancora il boss più difficile di tutto il gioco, DLC compreso. Parliamo quindi di un contenuto che, nelle intenzioni sia degli autori che dei giocatori, deve avere un grado di difficoltà maggiore dell’avventura base, perché deve rappresentare una sfida aggiuntiva per personaggi ormai molto scafati e perché, a livello logico, si tratta dell’ultima porzione di gioco che si affronta dopo tutto il resto.

A differenza di altri videogiochi FromSoftware, secondo me, Elden Ring ha sempre avuto problemi di bilanciamento. Si tratta di un titolo talmente enorme e pieno di possibilità che è molto semplice trovare un modo per aggirare i suoi picchi di difficoltà. Vi faccio un esempio: quando l’ho giocato io, all’uscita e senza troppe patch, la meccanica del sanguinamento era praticamente rotta, in grado di devastare ogni nemico. Malenia compresa, che ho ucciso proprio in questo modo, con una build costruita attorno alla katana Fiumi di sangue. Dopo una serata passata a cercare di sconfiggerla in modo legit senza successo, ormai sfinito dai continui massacri, ho equipaggiato la katana magica e l’ho letteralmente sciolta. Stessa cosa ho poi fatto con quasi tutti i boss finali, “barando”. Lo so che non si trattava proprio di barare, ma ci siamo capiti, passatemi il termine. Tutto questo fino a quando una patch postuma non ha sistemato il sanguinamento.

Sono abbastanza sicuro di non essere stato l’unico a utilizzare questo exploit per sbarazzarsi dei nemici più difficili del gioco. Come me ci saranno migliaia, forse milioni di furbastri che volevano godersi il finale senza dannarsi l’anima. Il gioco era comunque molto difficile (molto, molto difficile nel caso di Malenia), ma con un po’ di astuzia l’avevo rotto.

Il mio “problema”, e quello di molti giocatori, è che Shadow of the Erdtree non permette più questo tipo di astuzia. Intanto perché è passata una vita da quando ci ho giocato, e il continuo bilanciamento attraverso le patch ha ridimensionato parecchio la tecnica che utilizzavo, e poi perché le maglie attraverso cui sfruttare questo sistema ora sono più strette e i nemici più difficili. Ma non è il gioco a essere sbagliato, semmai era la mia presunzione che avrei potuto continuare ad affrontare tutto con la stessa tecnica utilizzata nel gioco vanilla. Che non avrei dovuto mettere in discussione il mio personaggio e la mia strategia.

E qui aggiungo una postilla: credo che FromSoftware abbia cambiato il sistema di progressione proprio per evitare questo inconveniente dei giocatori pronti a entrare nel Regno d’Ombra e spaccare tutto come ultras in trasferta. Sempre per la sua estrema malleabilità, il sistema di Elden Ring ha reso possibili personaggi monstre di livello 500 o 600, che hanno duplicato rune, sfruttato bug o chissà quale altro stratagemma. Un po’ per far fronte a questa realtà, un po’ per costringere il giocatore a ripensare al modo in cui si affronta l’avventura, il livello del personaggio nel DLC conta poco, e sono piuttosto i frammenti dell’Albero Ombra a dare accesso al sistema di potenziamento percentuale che fa davvero la differenza. E la raccolta dei frammenti trasforma radicalmente la forma mentis con cui affrontare il progresso del personaggio, che prima passava attraverso le rune da spendere nel level up, e ora attraverso i frammenti che si raccolgono come drop nella mappa. Cioè, prima si diventava più forti combattendo, ora si diventa più forti esplorando.

Shadow of the Erdtree ti costringe a rivivere quella fase iniziale, quando appena uscito dall’area del tutorial, ogni avversario era in grado di metterti in difficoltà. La curva di crescita del personaggio riparte quasi da capo, ed è anche piuttosto ripida.

Per questi motivi, pur avendo avuto numerose difficoltà nel giocare e portare a termine Shadow of the Erdtree, ho ritenuto che Elden Ring fosse quello che è sempre stato: un titolo molto difficile, a volte sbilanciato fin quasi al punto di essere scorretto e che si aspettava da me lo stesso trattamento. Solo volendo concedere ben meno occasioni per fargli uno sgambetto. Anche lo stesso Umberto Eco, a un certo punto di quella famosa postfazione, diceva che l’autore scrive immaginando un lettore ideale, ma poi l’opera si stacca da quell’intenzione e comincia a dialogare con una moltitudine di altri lettori. E, presumibilmente, a ognuno dirà qualcosa. Alcuni entreranno in quell’abbazia, altri forse resteranno alle falde della collina, a prescindere dal fatto che il portone diventi o meno più grande per passarci.

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